


In A Lonely Island in the Distant Sea, Yoon-cheol (Park Jong-hwan) ha vinto un premio come migliore scultore nei suoi vent’anni, ma in seguito non ha espresso il suo potenziale. Ora che ha superato i 40 anni, è divorziato e si guadagna da vivere con lavori su commissione. Un giorno viene chiamato a scuola dalla direzione perché che la figlia Ji-na (Lee Yeon) ha disegnato sulle tende della sua classe.
Yoon-cheol si rende conto che Ji-na ha ereditato il suo talento, ma anche che la sua trascuratezza ha causato alla ragazza una serie di problemi. Inoltre la migliore amica di Ji-na ha criticato i suoi disegni denigrandola sui social media. Gi-na decide così di diventare monaca. Yoon-cheol, che da giovane aveva avuto lo stesso pensiero, non sa come gestire la situazione.
Nel frattempo inizia a frequentare Young-ji (Kang Kyung-hun), una docente di storia con un cancro in remissione. Dopo essere stato lasciato da Young-ji, che non gli perdona di averla trascurata, Yoon-cheol vaga disperato, finché entra nel monastero dove Ji-na serve come novizia. Gradualmente, padre e figlia iniziano a riappacificarsi.

Titolo Originale
절해고도 (jeol-hae-go-go)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Kim Mi-yeong
Interpreti
Park Jong-hwan, Lee Yeon, Kang Kyung-hun, Park Hyun-sook, Chung Su-bin, Jang Joon-hwi, Kang Gil-woo, Choi Hee-jin, Lee Tae-kyoung, Goo Ja-eun
Corea del Sud, 2021, 110′

A Lonely Island in the Distant Sea è una storia di fallimenti e di reazioni adattandosi a un presente da assaporare per non rimpiangere
Yoon-cheol d’altronde è uno scultore che ha combinato poco o nulla nella vita. Nonostante un discreto talento ha finito con l’arrangiarsi in lavoretti di poco conto. Inoltre mantiene una moglie da cui è divorziato che guadagna più di lui e ha un figlia che segue le sue orme ma che affronta passivamente. Come passivamente instaura una nuova relazione a cui non dedica la giusta attenzione. Tuttavia il suo atteggiamento finisce col premiarlo poiché anziché giudicare tende ad adattarsi alle scelte altrui.
E così accetta, seppur a malincuore, che la figlia sprechi il proprio talento artistico per abbracciare la decisione consapevole di diventare monaca. E lascia andare prima (non senza strascichi di rabbia e disperazione) e si riavvicina poi ad una Young-ji che lo cerca nel momento del bisogno.
L’assenza, dopo tutto, di figlia e amica, lo strapiomba in una solitudine che rende i pochi momenti insieme preziosi e da stampare nella memoria, essendo consapevole della loro caducità. Pertanto non può che riconquistare la fiducia degli altri accettando le loro condizioni.
A non funzionare tuttavia in A Lonely Island in the Distant Sea non è tanto l’apparente contraddizione sul comportamento passivo e malgrado tutto premiante del protagonista, che sa ascoltare anziché impartire lezioni. È sul piano formale piuttosto che il film disorienta e incespica, permettendo a un montaggio senza raccordi, con personaggi inspiegabilmente assenti (la madre, presente in un’unica scena e poi svanisce nonostante la figlia compia una scelta così radicale) e pieno di salti temporali, di catapultare la visione da una scena all’atra senza che si comprendano fino in fondo le scelte dei protagonisti, Ji-na su tutti.


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