


In Concrete Utopia un evento catastrofico devasta Seul. L’unico palazzo a rimanere in piedi è il complesso condominiale Hwang Gung. Inizialmente i residenti offrono rifugio a chi è sopravvissuto nei dintorni. Ma con il tempo la scarsità di cibo obbliga gli abitanti del condominio a cacciare con la forza chi non ha alcun diritto di proprietà sugli appartamenti. Il compito di far rispettare questa ed altre decisioni viene affidato democraticamente a Yeong-tak (Lee Byung-hun) che, inebriato dal potere, mostra il pugno duro.
Mentre Min-seong (Park Seo-joon) asseconda le misure adottate da Yeong-tak, sua moglie Myeong-hwa (Park Bo-young) si adopera per salvare i non residenti. Intanto Hye-won (Park Ji-hu), una giovane vicina di casa di Yeong-tak che era stata data per dispersa, torna, gettando ombre sull’identità del leader.

Titolo Originale
콘크리트 유토피아 (kon-keu-ri-teu yu-to-pi-a)
Genere
Catastrofico
Regia
Eom Tae-hwa
Sceneggiatura
Eom Tae-hwa, Lee Sin-ji
Interpreti
Lee Byung-hun, Park Seo-joon, Park Bo-young, Kim Sun-young, Kim Do-yoon, Park Ji-hu, Lee Seo-hwan, Kang Ae-shim, Lee Hyo-je, Kim Si-woon, Kang Il, Kwak Ja-hyeong
Corea del Sud, 2021, 130′

Selezionato dalla Corea del Sud come candidato agli Oscar, Concrete Utopia è, a discapito del nome, un disaster movie distopico con spunti di riflessione sociopolitici quanto mai attuali.
Tuttavia il titolo è ben lungi dall’essere fuorviante, in quanto l’utopia del cemento è proprio quella che il regista intende criticare. In un paese dove interi quartieri sono soggetti a costanti piani di riqualificazione urbana, il bi(sogno) del ceto medio è quello di possedere un appartamento. Al di fuori di esso c’è lo spauracchio della povertà, che tramuta esseri umani da accogliere in scarafaggi da respingere.
In tempi dove populismo trumpiano e accoliti ergono barriere tra “noi” e “loro”, la maggioranza tende ad affidarsi a chi riesce a incutere paura e ad esercitare la violenza che deriva dal potere. Nel caso di Yeong-tak sono gli stessi residenti a creare il mostro, generando tramite la loro approvazione la sua inaspettata megalomania e l’ammirazione di Min-seong verso di lui. Solo Myeong-hwa e Do-gyoon (Kim Do-yoon) comprendono che l’umanità non può abdicare a situazioni di necessità.
Perfino un cataclisma non dovrebbe far dimenticare cosa si debba e non si debba fare.
Anzi, a maggior ragione, visto che crollano tutti i capisaldi del capitalismo che alimentano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il denaro non ha più valore di un qualsiasi bene utile alla sopravvivenza. E il diritto di proprietà non ha più senso, quando intorno vi sono solo macerie. Ma Yeong-tak, truffato nel suo sogno di acquistare un appartamento, rimane, per rivalsa, ancorato a quel sistema di valori che l’ha dannato e non si adatta alla nuova situazione, che imporrebbe invece collaborazione e condivisione.
Così come si è fortunati di abitare nell’unico palazzo ancora in piedi, così dipende solo dal caso se non si nasce in un paese del terzo mondo. Ma la fortuna rende ciechi, e persone normali, messe in determinate condizioni, danno sfogo alle loro paure. Così come sopravvissuti che inorridiscono a storie di cannibalismo sono i primi a praticarlo in condizioni esiziali.
Seppur catastrofico, Concrete Utopia, utilizza quindi il genere come spunto per far riflettere su altro
Nonostante scene di indubbio impatto visivo, infatti il cataclisma non è un tema centrale. Tanto più che non se ne conoscono le cause, a parte un piccolo accenno superfluo ad una pioggia di meteoriti. Esso è più simbolico che spettacolare nel mostrare quanto l’utopia di cemento dell’uomo moderno sia un cumulo di detriti, se osservata da un altro punto di vista. Così come un appartamento sottosopra può diventare un valido rifugio, se ci si adatta a una prospettiva più pragmatica e solidale.
Unico neo che forse lo allontana dal destino di Parasite, con cui Concrete Utopia condivide il sottotesto sociologico, oltre alla candidatura agli Oscar, è la mancanza di organicità di uno stile che identifichi la peculiarità dell’autore. Si passa senza una continuità di tono, come in genere nella quasi totalità delle pellicole coreane, da una prima parte comica e spiritosa ad una seconda drammatica che sfocia nel thriller e finanche nel melodramma. Encomiabile pertanto la prova di Lee Byung-hun, che deve interpretare un personaggio che passa nel giro di un paio d’ore dall’essere un pesce fuor d’acqua a un folle invasato.
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