

Park Hwa-young (Kim Ga-hee) è una diciottenne che fa da madre a delle ragazze scappate di casa come lei. Quest’ultime si guadagnano da vivere prostituendosi o lavorando per la televisione. Tra di loro vi è Mi-jeong (Kang Min-ah), di cui Hwa-young si prende particolarmente cura. Ma le due ragazze non possono difendersi da Yeong-jae (Lee Jae-kyoon), un delinquente che le sfrutta.

Titolo Originale
박화영 (bak-hwa-yeong)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Lee Hwan
Interpreti
Kim Ga-hee, Kang Min-ah, Lee Jae-kyoon, Lee Yoo-mi, Kim Do-wan, Ha Yoon-kyung, Bang Eun-jung, Jeong Jin, Sin Yoo-ah, Lee Hye-ah, Lee Hye-rin, Han Sung-soo
Corea del Sud, 2017, 99′

Film indipendente crudo e impietoso, Park Hwa-young lascia abbastanza interdetti sul comportamento indecifrabile della protagonista.
Molto dipende dal fatto che si viene subito immersi nel presente senza nessuna o poca attenzione al background della protagonista. Solo qualche flashback nel finale o qualche telefonata alla madre suggeriscono cos’abbia portato Park Hwa-young a compiere le sue scelte. Ma più che la sua attività, a risultare enigmatico è il suo rapporto affettivo con Mi-jeong, una ragazza che cerca l’amicizia di Hwa-young fintanto che l’egoismo la convinca a sfruttarla o abbandonarla. E in tali occasioni Hwa-young sente il bisogno di sentirsi utile e immolarsi in difesa della propria “figlia”. Anche a costo di sottomettersi a chi è più forte di lei, che fa invece la voce grossa contro coloro che sa essere innocui (polizia, madre, protette).
Quello di Lee Hwan è un ritratto degradante di una gioventù allo sbando, rinnegata dalle proprie famiglie e che si guadagna da vivere sfruttando le devianze. Il linguaggio, spesso volgare, è solo il riflesso dell’ambiente in cui ci si trova, tra bottiglie piene di cicche imbevute di sputi e violenza come modus vivendi. E anche il modo dello showbusiness, per quanto patinato e frequentato da giovani di “buona famiglia”, è solo un’apparente via di fuga dallo squallore.


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