


Concrete Market si apre dentro un supermercato. La quotidianità dura pochi istanti: un terremoto devastante fa crollare l’edificio e, con una serie di scritte su schermo, il film annuncia la fine del mondo come lo conosciamo: civiltà distrutta, economia collassata, nuova era di barbarie.
Tra le rovine di una città ormai irriconoscibile, gli Appartamenti Hwang Gung si ergono come l’unico complesso residenziale rimasto miracolosamente intatto. Qui i sopravvissuti hanno creato una nuova struttura sociale basata su un mercato verticale rigidamente organizzato. Il parcheggio è dedicato al commercio di carburante ed elettronica. Il primo piano ospita beni essenziali e l’approvvigionamento idrico. Il secondo piano è riservato all’abbigliamento e ai servizi alla persona. Dal terzo piano in su si trovano le abitazioni. Mentre l’ottavo piano ospita il “mercato umano”. Qui chi non ha nulla da offrire baratta il proprio corpo.
Il denaro non ha più valore, viene bruciato. Si paga solo con oggetti utili recuperati dal mondo distrutto. Ogni scambio deve passare dall’associazione del mercato. Chi commercia fuori dalle regole viene punito. Chi resta oltre l’orario di chiusura, dopo il suono della sirena, viene giustiziato come ladro.
A governare questo sistema è Park Sang-yong (Jung Man-sik), il “chairman”, un ex venditore diventato tiranno pragmatico, convinto che nel mondo nuovo sopravvivano solo “le talpe”, quelli che si mettono al servizio del potere.
Il protagonista maschile, Tae-jin (Hong Kyung), è uno dei suoi scagnozzi. Riscuote il pizzo in scatolette di cibo, punisce i trasgressori (in una scena spara chiodi a un ladro, evocando un’immagine quasi biblica), e mantiene l’ordine nei piani assegnati.
A un certo punto arriva He-ro (Lee Jae-in)
Costei si finge ferita gravemente alla gamba per evitare di essere mandata all’ottavo piano. Ruba le scatolette appena riscosse dagli scagnozzi. E quando questi chiudono i cancelli per stanare il ladro, sta per fuggire, ma sente una voce femminile cantare. È Han Se-jung (Song Ji-in), una sua amica a cui Park fornisce insulina in cambio di sesso.
Ma la verità è diversa. Se-jung non è diabetica. Si è volontariamente bucata le braccia affinché Park non scopra che la malata è sua sorella Se-hee (Choi Jung-woon), nascosta da Se-jung nella sua stanza affinché non venga scoperta da Sang-yong e faccia la sua stessa fine. Finché Se-jung muore, presumibilmente per mano di Sang-yong.
He-ro si addentra allora in un complesso intreccio di alleanze e tradimenti pur di consumare la propria vendetta. Stringe legami con Tae-jin, tormentato da un presunto debito di vita nei confronti di Park; con Chul-min (Yoo Su-bin), in lotta territoriale con Tae-jin; e con Lee Mi-sun (Kim Guk-Hee), determinata a fuggire da una realtà di sfruttamento.
Attraverso una strategia economica brillante, He-ro convince Tae-jin a investire in carburante in vista della stagione delle piogge, quando potrà rivenderlo a prezzi altissimi in cambio di scatolette. Il piano funziona. Tae-jin acquisisce più territorio e Chul-min perde potere. Ma He-ro ha un obiettivo diverso, arrivare a Park Sang-yong e distruggerlo.

Titolo Originale
콘크리트 마켓 (kon-keu-ri-teu ma-ket)
Genere
Catastrofico, Thriller
Regia
Hong Gi-won
Sceneggiatura
Kwak Jae-min
Interpreti
Lee Jae-in, Hong Kyung, Jung Man-sik, Yoo Su-bin, Kim Guk-Hee, Choi Jung-woon, Song Ji-in, Lee Do-goon, Son In-yong, Lee Ga-kyung, Lim Jin-hyo
Corea del Sud, 2025, 122′

Concrete Market si inserisce nel “Concrete Universe” come il capitolo più cinico e spietato.
Racconta una discesa nei meandri di un’umanità che ha perso ogni riferimento civile e ha ricostruito un sistema fondato sul baratto più atroce.
Prima di arrivare a questa forma estrema di organizzazione sociale, lo stesso universo narrativo aveva già mostrato un primo stadio della degenerazione morale in Concrete Utopia di Eom Tae-hwa. Il medesimo terremoto aveva appena devastato Seul e l’unico edificio rimasto in piedi era sempre il complesso Hwang Gung. Inizialmente i residenti offrivano rifugio ai sopravvissuti, ma la scarsità di risorse trasformava lentamente l’accoglienza in esclusione, fino alla cacciata violenta di chi non possedeva un appartamento.
La leadership di Yeong-tak (Lee Byung-hun), nata come incarico democratico, si trasformava progressivamente in autoritarismo, mostrando come la paura e la difesa della proprietà privata potessero erodere qualsiasi principio di solidarietà. In quel film il tema centrale era ancora la proprietà: chi ha diritto a stare dentro e chi deve restare fuori.
Se Concrete Utopia analizzava il crollo progressivo della moralità collettiva attorno al concetto di proprietà, e Badland Hunters trasformava quello stesso universo in un’action post-apocalittico quasi fumettistico, alla Mad Max, Concrete Market sceglie una direzione completamente diversa, più claustrofobica e politica.
In Badland Hunters, infatti, il mondo era già ridotto a una distesa di macerie. Qui si barattavano animali con acqua sporca e la sopravvivenza passava attraverso combattimenti fisici e inseguimenti. Sempre lo stesso condominio diventava il teatro di esperimenti disumani guidati dal dottor Gi-soo. Egli utilizzava adolescenti per creare esseri capaci di sopravvivere a siccità e carestie. Il film di Heo Myung-haeng abbandonava quasi del tutto le riflessioni sociopolitiche del predecessore. Privilegiava invece l’azione pura, coreografata attorno al carisma fisico di Ma Dong-seok. Era un mondo dove la barbarie era ormai spettacolo.
In Concrete Market l’incipit in 4:3 ci scaraventa invece immediatamente in una dimensione di oppressione.
Il crollo del supermercato non è solo un evento fisico, ma il funerale della vecchia economia. Da quel momento, il complesso degli appartamenti Hwang Gung smette di essere un rifugio. Diventa un mercato gerarchico dove tutto ha un prezzo, soprattutto i corpi. La regia è abilissima nel mostrare la stratificazione sociale attraverso i piani del palazzo: dai beni di prima necessità dei piani bassi fino all’orrore dell’ottavo piano, il “mercato umano”, dove la dignità viene scambiata per cibo e medicine.
Il cuore pulsante della narrazione è Park Sang-yong, un antagonista magistrale proprio per la sua spaventosa ordinarietà. Non è un guerriero, bensì un ex venditore che ha imparato a sopravvivere destreggiandosi tra istituzioni, aziende e sindacati. Secondo la sua visione, il trionfo spetta solo alle “talpe”. Non i bambini capaci di recuperare beni vitali tra le macerie, e per questo mandati a morire, ma gli opportunisti pronti a lusingare i potenti per poi prenderne il posto. In questo scenario, chi deteneva il potere soccombe per selezione naturale, perché incapace di adattarsi a una nuova realtà che nessuna università può insegnare.
Destinato a sopravvivere è invece chi come lui non si fa scrupoli a manipolare i bisogni altrui. Il suo controllo sulle medicine, come l’insulina, è la versione post-apocalittica del monopolio finanziario. Al suo fianco, il protagonista Tae-jin agisce come uno scagnozzo tormentato, sospeso tra il debito di gratitudine verso Park e un barlume di umanità residua.
L’ingresso di He-ro rompe gli equilibri di questa tirannia commerciale.
La sua intelligenza è pragmatica. Mentre altri si perdono in deliri mistici, lei sceglie un libro di fisica, simbolo di una volontà di ricostruire o distruggere basandosi sulla realtà e non sulla superstizione. La sua strategia per scalzare Park e il suo rivale Chul-min è una partita a scacchi economica giocata con le scatolette di cibo e il carburante, sfruttando persino l’arrivo della stagione delle piogge per manipolare la domanda e l’offerta. Ma la sua mossa vincente è soprattutto ritorcere contro i suoi nemici la loro stessa morale distorta, basata su manipolazione e inganno.
In questo senso, quel libro di fisica diventa nel finale il simbolo di una possibile emancipazione da quell’abbrutimento. Attraverso l’eroina He-ro (nomen omen), la cultura torna ad assumere il ruolo di riscatto che aveva perso con Park.
A livello stilistico, le scritte didascaliche a tutto schermo e l’uso sistematico dei flashback tradiscono la natura ibrida di concrete market, rivelando una struttura episodica chiaramente pensata (e trasmessa) per la distribuzione seriale.
Ciò si ripercuote anche nella sceneggiatura, sviluppata su continui colpi di scena e cambi di prospettiva, comunque non fini a sé stessi, in quanto rendono l’idea di un sistema di relazioni basato sull’inganno e la manipolazione.
Concrete Market mantiene pertanto una compattezza visiva e tematica, confermandosi come un’analisi brutale di quanto possa essere feroce il libero mercato quando l’unica moneta rimasta è la vita stessa.


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