


In A Normal Family l’avvocato Jae-wan (Sul Kyung-gu) difende un ragazzo che ha investito mortalmente un altro automobilista, ferendone gravemente la piccola figlia. Quest’ultima è operata d’urgenza dal primario Jae-gyoo (Jang Dong-gun), fratello dell’avvocato. Durante una cena, Jae-wan chiede a Jae-gyoo di proporre alla moglie della bambina un patteggiamento. Intanto Hye-yoon (Hong Ye-ji), la figlia di Jae-wan, e Si-ho (Kim Jung-chul), il figlio di Jae-gyoo, vengono ripresi da una telecamera a circuito chiuso mentre aggrediscono un senzatetto. Mentre Jae-wan cerca di evitare che la figlia subisca le conseguenze delle proprie azioni, Jae-gyoo sostiene che il figlio debba assumersi le proprie responsabilità.

Titolo Originale
보통의 가족 (bo-tong-eui ga-jok)
Genere
Drammatico
Regia
Hur Jin-ho
Sceneggiatura
Park Eun-kyo, Park Joon-seok
Interpreti
Sul Kyung-gu, Jang Dong-gun, Kim Hee-ae, Claudia Kim, Hong Ye-ji, Kim Jung-chul, Choi Ri, Yoo Su-bin, Byeon Joong-hee, Park Sang-hoon
Corea del Sud, 2022, 109′

Basato sul romanzo La cena dell’olandese Herman Koch, A Normal Family fotografa un quadro familiare alto borghese desolante, ipocrita e autoindulgente.
Fin dall’inizio, Hur Jin-ho, il regista di One Fine Spring Day ci presenta personaggi viziati che coltivano il germe di un indivisualismo cinico. A cominciare dall’automobilista, che per quanto possa rimanere scosso dal danno perpretrato, delega all’avvocato le scuse alla famiglia della vittima, pur di non avere noie. Per non parlare della madre malata di demenza senile, da mandare in una casa di riposo, quando ad entrambi i figli non mancano certo spazio e disponibilità economiche per ospitarla.
Tuttavia, a destare maggior perplessità sono i figli dei protagonisti, che mettono in atto comportamenti devianti, effetto di una colpevole assenza genitoriale. Se da una parte il fine ultimo della viziata Hye-yoon, con una matrigna poco più anziana di lei e un fratellastro pronto a metterla in secondo piano, è quello di chiedere con disarmante naturalezza paghette e ricompense, provando indifferenza per tutto ciò che non la concerne, dall’altra Si-ho sfoga il bullismo subito contro chi è ancor più debole di lui, trasformandosi addirittura in un mostro che compiace un padre ingannato pur di cavarsela.
Ai due fratelli invece viene assegnato l’ingrato compito di partire da opposti presupposti per giungere a contrapposte risoluzioni. Mentre l’avvocato opportunista si accorge man mano di difendere l’indifendibile, il chirurgo benefattore, rinforzato dal figlio nel suo ego di padre esemplare, assolve il figlio da ogni peccato. Ne consegue un cortocircuito da cui si può chiudere il film solo come si è inziato.


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