


In Don’t Buy the Seller, Soo-hyeon (Shin Hye-sun) compra una lavatrice ad un prezzo economico in un sito di rivendita di prodotti usati. Purtroppo l’elettrodomestico si rivela non funzionante e Soo-hyeon rintraccia il venditore, screditandolo online e denunciandolo alla polizia.
Il truffatore però è in realtà un serial killer che rivende i beni delle sue vittime e, sentendosi sfidato da Soo-hyeon, le rende la vita un inferno. Pubblicizza il suo numero di telefono in modo che la chiamino persone in cerca dei suo beni, venduti a prezzi stracciati; ruba l’identità online di sua madre spacciandosi per essa; le fa pervenire consegne a domicilio non richieste; e manda uomini, in cerca di avventure di una notte, a bussarle all’uscio di casa.
Il detective Joo (Kim Sung-kyun), dapprima restio ad adoperarsi sul caso denunciato da Soo-hyeon, la prende sul serio non appena scopre il cadavere di un uomo, ucciso dal truffatore.

Titolo Originale
타겟 (ta-get)
Genere
Thriller
Regia
Park Hee-gon
Interpreti
Shin Hye-sun, Kim Sung-kyun, Im Chul-soo, Lee Joo-young-I, Keum Sae-rok, Kang Tae-oh, Noh Young-hak, Im Sung-jae
Corea del Sud, 2021, 101′

Thriller piuttosto inquietante, Don’t Buy the Seller mette in guardia sui pericoli insiti nell’uso improprio delle nuove tecnologie
Certo, in un epoca di intelligenza artificiale e di deepfake, il modus operandi da inizio millennio di un hacker malintenzionato non turba più di tanto. Se non fosse che basta così poco per far assurgere a mezzo di sostentamento una devianza. Ciò che infatti angoscia non sono tanto gli espedienti utilizzati dal killer per far impazzire la sua vittima, ma l’incipit che mostra quanto, con pochi clic, quella del villain sia un’attività prospera e redditizia. Una volta impossessatosi dell’identità della sua preda dopo averla uccisa, egli rivende a basso costo tutte le proprietà del malcapitato, estremizzando il concetto di capitalismo cannibale.
Per il resto il thriller funziona tra alti e bassi. Se, ad esempio, è riuscito lo sviamento dell’attenzione sull’identità del killer con il vicino di casa corpulento, lo stesso non si può dire nei confronti del datore di lavoro molesto, non credibile sia nell’aspetto fisico non corrispondente a quello dell’assassino, che nell’atteggiamento macchiettistico, tanto adatto alla prima parte del film, quanto fuori luogo nella seconda.
Notevoli invece le scene d’azione, con un incidente automobilistico abbastanza impressionante e una resa dei conti finale che non concede sconti al carnefice.


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