


In The Glorious My Revenge un pirata della strada investe il piccolo Dong-bin senza soccorrerlo. Il ricovero in ospedale è inutile e il bambino muore, lasciando suo padre, il detective Ryoo I-jae (Heo Joon-seok), nella ricerca vana del colpevole. Anni dopo, divorziato dalla moglie e con l’incidente del figlio caduto in prescrizione, I-jae viene trasferito a Namwon. Lì v’incontra il piccolo Seung-hwee e sua madre So-hyeon (Nam Bo-ra), ai quali si affeziona. Proprio mentre cerca di rifarsi una vita e smettere di bere per alleviare le sue sofferenze, I-jae s’imbatte per caso in Hak-chon (Lee Yeong-seok), un ex gangster che sostiene di aver provocato la morte del figlio.

Titolo Originale
찬란한 나의 복수 (chan-lan-han na-eui bok-su)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Lim Seong-woon
Interpreti
Heo Joon-seok, Lee Yeong-seok, Nam Bo-ra, Oh Tae-kyung, Shin Won-ho-I, Choi Bum-ho
Corea del Sud, 2023, 90′

The Glorious My Revenge è un vengeance movie che, nel cercare di essere originale, adotta soluzioni narrative poco plausibili.
Per quanto sia comprensibile il movente dell’anziano che cerca qualcuno che possa porre fine alle proprie sofferenze, esso risulta debole, e non giustifica ad ogni modo il dolore arrecato al protagonista. Sarà anche il caso ad aver fatto incontrare vittima e carnefice, annullando la premeditazione, ma perché infierire quasi gratuitamente dopo tanti anni su un individuo a cui l’anziano ha tolto il figlio, e che per di più intende incastrare, registrandolo mentre si fa uccidere da lui?
E il protagonista non è da meno nelle sue reazioni nonsense. Invece di perseguire l’assassino del figlio in tutti i modi possibili, si sfoga contro di lui colpendone il pupillo in una lotta impari. L’intento di guidare una trama vendicativa che vada a sbattere contro il muro della banalità del male è di certo interessante. E Lee Yeong-seok riesce a incutere questo senso di impotenza di fronte a un male illogico che vanifica i concetti di perdono e vendetta in chi li deve provare.
Ma lungi dall’essere un protagonista attanagliato da questo conflitto interiore irrisolvibile, I-jae rinasce a nuova vita come se niente fosse accaduto. E a suggellare la ritrovata armonia ci pensa suo figlio, in una foto di famiglia tanto surreale quanto sì metaforica (il passaggio di testimone a Seung-hwee, l’estremo saluto al padre), ma imbarazzante.


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