


In 12.12: The Day è il 26 Ottobre 1979 e il presidente Park Chung-hee viene assassinato. La presidenza passa a Choi Han-gyoo (Jung Dong-hwan), mentre il Comandante della Sicurezza Chun Doo-gwang (Hwang Jung-min) ha il compito d’indagare sull’omicidio di Park. In realtà Chun sfrutta il suo compito per incastrare il capo delle forze armate Jeong Sang-ho (Lee Sung-min). Quest’ultimo, preoccupato per il potere che sta acquisendo Chun, promuove al suo posto il Generale Lee Tae-sin (Jung Woo-sung).
Tuttavia Chun, forte dell’appoggio di gran parte delle forze armate riunite nella società segreta Hanahoe, arresta Jeong. Successivamente assedia le truppe del Generale Lee, ultimo baluardo dello Stato democratico per sventare il colpo di stato di Chun.

Titolo Originale
서울의 봄 (seo-ul-eui bom)
Genere
Storico, Drammatico
Regia
Kim Seong-su
Sceneggiatura
Hong In-pyo, Hong Won-chan, Kim Seong-su, Kim Sung-soo, Lee Yeong-joong
Interpreti
Hwang Jung-min, Jung Woo-sung, Lee Sung-min, Park Hae-joon, Kim Sung-kyun, Kim Eui-sung, Jung Dong-hwan, Ahn Nae-sang, Yu Seong-ju, Choi Byung-mo, Park Hoon, Lee Jae-yoon
Corea del Sud, 2022, 141′

Campione d’incassi in patria nel 2023, 12.12: The Day è un resoconto teso e dettagliato, seppur romanzato, del colpo di stato susseguente all’omicidio del Presidente Park Chung-hee.
Sebbene i nomi dei protagonisti siano leggermente storpiati e alcuni atti eroici evidentemente drammatizzati, 12.12: The Day restituisce quel clima di caos e di tensione che si generò tra i vari ranghi dell’esercito sudcoreano, aderendo strettamente alla cronologia degli eventi. Inoltre, per quanto Chun Doo-hwan diventi Chun Doo-gwang (dopotutto l’ex presidente è morto di recente, motivo per il quale solo ora si è potuta criticare la sua figura storica), l’impressionante trucco di Hwang Jung-min non lascia dubbi.
Si è quindi pronti a fare i conti con un evento, il colpo di stato del 12 Dicembre 1979, che ritardò di un decennio la democratizzazione del paese, quella “radiosa” primavera di Seul (non a caso titolo originale del film) che doveva seguire a diciotto anni di regime dittatoriale. Tuttavia, come dice lo stesso Chun davanti all’assassino di Park, che voleva con quell’atto cambiare il mondo, questo è sempre lo stesso.
Tutto cambia perché nulla cambi.
Così scriveva Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, e così Chun perpetua lo stato delle cose, fino a dichiarare la legge marziale e a sopprimere ogni vagito di protesta democratica con il massacro di Gwangju.
Ad ogni modo, prima di esercitare il potere, Chun lo prese sfruttando tutte le debolezze di un sistema militare non ancora immune alle devianze, ed è di questo che parla il film. Emblematico il fatto che sia lo stesso Jeong Sang-ho a conferirgli il compito di interrogare l’assassino di Park, fornendogli il movente (benché inventato) per incastrarlo. Per non parlare poi della società segreta Hanahoe, contro cui l’istituzione democratica nella figura del Presidente, del Ministro della Difesa e dei pochi rimasti a difenderla non può resistere.
Al Generale Lee spetta solo l’onore dei vinti, che Chun gli concede con un’espressione di rispetto. Ma ad essere cinicamente irrisa è la democrazia, verso cui Chun espleta i propri bisogni in un finale ineluttabilmente amaro.


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