

In Night and Fog In Zona il regista e critico cinematografico Jung Sung-il segue l’acclamato documentarista cinese Wang Bing durante le riprese di ‘Til Madness Do Us Part e Alone, il sequel di Three Sisters.

Titolo Originale
천당의 밤과 안개 (cheon-dang-eui bam-gwa an-gae)
Genere
Documentario
Regia
Jung Sung-il
Interpreti
Wang Bing, Jung In-sun
Corea del Sud, 2015, 235′

Documentario del documentario, Night and Fog in Zona è soprattutto un saggio sulle peculiarità del Cinema di Wang Bing, uno tra i più importanti documentaristi contemporanei.
È novembre, l’anno del dragone, e Seul è ricoperta di nebbia a causa di una polvere gialla proveniente dalla Cina. E Jung Sung-il si reca in quella Cina nascosta, prettamente rurale, così autenticamente descritta da Wang Bing. Quest’ultimo viene dapprima intervistato dal regista coreano, e in seguito accompagnato nel suo processo creativo. Sì, perché quella di Wang Bing non è una pretenziosa esposizione di una realtà oggettiva, ma la trasposizione cinematografica delle sincere emozioni provate e suscitate dal regista attraverso le sue tecniche di regia. Tempi estremamente dilatati, long take e piani sequenza sono solo alcuni dei metodi registici utilizzati, che lo stesso Jung Sung-il adotta in circa quattro ore di Night and Fog In Zona, più per esemplificare, che per emulare, un cinema influenzato da Tarkovskij, per effetto dall’internazionalismo comunista.
Nonostante Wang Bing ricerchi la verità dell’invisibile, deve misurarsi con una realtà che mente, contraddicendo il suo postulato per cui non si possa comunicare attraverso le bugie. O almeno ciò è dovere del regista, che deve saper discernere l’autenticità dalla dissimulazione, per poterla trasmettere. Succede ad esempio con Sun Shunbao, che ritratta una sua precedente confessione, denotando una volontà di screditare la moglie per non concedergli il divorzio.
Per giungere a queste conclusioni non bastano le semplici interviste, ma bisogna entrare in sintonia con i soggetti intervistati. Comportamento che Wang Bing applica nei confronti della madre delle tre sorelle, verso cui si dichiara addirittura disponibile a prestare aiuto. In secondo luogo, occorre vivere i luoghi da filmare, così come il regista mostra nel suo condividere tempo, spazi, e perfino sonnellini, con i pazienti di un ospedale psichiatrico.
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