


In Smugglers, verso la metà degli anni 70, le haenyeo del piccolo villaggio costiero di Guncheon subiscono gli effetti dell’inquinamento industriale, che rovina il loro pescato. Per guadagnarsi da vivere, si vedono pertanto costrette a recuperare merce di contrabbando gettata in mare dai trafficanti che vogliono evitare i controlli doganali. Gli affari vanno a gonfie vele, finché Lee Jang-choon (Kim Jong-soo), a capo della dogana, coglie le haenyeo con le mani nel sacco. Durante la retata in mezzo al mare, il padre e il fratello della haenyeo Jin-sook (Yum Jung-ah) perdono la vita, mentre lei viene arrestata.
A trovare una via di fuga è invece Choon-ja (Kim Hye-soo), l’amica e collega di Jin-sook, sospettata di aver spifferato il colpo a Lee. Anni dopo, rifattasi una vita a Seul, Choon-ja cade preda di Kwon (Zo In-sung), uno spietato contrabbandiere che minaccia di ucciderla se non gli procura del denaro. Al fine di salvare la pelle, Choon-ja propone a Kwon di andare insieme a Geuncheon per arricchirsi tramite l’attività di contrabbando con le haenyeo.
Nonostante Jin-sook non perdoni a Choon-ja d’averla tradita, è costretta ad accettare di lavorare per Kwon al fine di coprire le spese mediche per una collega menomata da uno squalo. Tuttavia Lee cerca ancora di incastrarle, ma stavolta Choon-ja e Jin-sook organizzano un piano per riuscire a farla franca.

Titolo Originale
밀수 (mil-su)
Regia
Ryoo Seung-wan
Sceneggiatura
Choi Cha-won, Kim Jung-yeon, Ryoo Seung-wan
Interpreti
Kim Hye-soo, Yum Jung-ah, Zo In-sung, Park Jung-min, Kim Jong-soo, Go Min-si, Kim Jae-hwa, Park Jun-myun, Park Kyung-hye, Joo Bo-bi, Kwak Jin-seok, Jung Do-won
Corea del Sud, 2023, 129′

Vincitore come Miglior Film ai quarantaquattresimi Blue Dragon Awards, Smugglers s’impone come uno dei film più Guy Ritchieani e al femminile di Ryoo Seung-wan
Del regista britannico infatti Ryoo riprende, come in No Blood No Tears, lo sviluppo serrato e intricato della trama attorno a uno o più malloppi da recuperare, con un tono costantemente umoristico.
A dire il vero c’è anche un pizzico di Tarantino nell’ambientazione anni 70 e nell’uso abbondante di repertorio musicale folk-rock di quegli anni. Per non parlare delle scene d’azione, come ad esempio quella in hotel, ottimamente coreografata ed essenziale anche nello sviluppo dei personaggi. È dal cambio di atteggiamento di Kwon nei confronti di Choon-ja in quella situazione infatti, che si spiega il finale in cui la donna si dimostra, in verità eccessivamente, perdonista.
Smugglers, d’altronde, è un film intriso di girl power, in cui tre donne uniscono le loro forze per mettere tre uomini gli uni contro gli altri. E solo chi sa mostrarsi gentiluomo può ricevere compassione o essere ricompensato con un diamante. Il resto è pasto per gli squali.
Interessante è la stessa scelta di far assumere il ruolo di protagoniste a delle haenyeo, sommozzatrici che s’immergono senza ossigeno ausiliario, simbolo non tanto di emancipazione femminile, ma di vero e proprio matriarcato. In fondo sono loro le capofamiglia che “portano a casa la pagnotta.” E, da non sottovalutare, è anche il ruolo di Go Min-si, nei panni di un’intrattenitrice che diventa padrona di una sala da té sfruttando gli uomini, piuttosto che facendosi da loro sfruttare.


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