


In The First Shot, il timido e introverso Ho-yeon (Jo Dal-hwan) lavora come agente di vendita per una ditta farmaceutica. Pur non essendo un dipendente che si distingue tra i suoi pari per un eventuale promozione, Ho-yeon possiede il dono di fornire utili consigli ai suoi colleghi, soprattutto in ambito culinario. Ancor più quando il suo ex capo (Shin Goo) gli regala una cravatta magica in grado di renderlo più seducente e, conseguentemente, di accrescergli l’autostima. Anche Seo-yeon (Woo Hyerim) subisce il suo fascino, e Ho-yeon si appresta ad abbandonare la sua vita da scapolo, costruita attraverso occasioni non colte in tempo e perdute.

Titolo Originale
첫잔처럼 (cheot-jan-cheo-reom)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Paek Seung-hwan
Interpreti
Jo Dal-hwan, Woo Hyerim, Jung Young-joo, Kim Chan-yi, Lee Ji-hyun, Son Ji-yoon, Lee Chang-joo, Hwang Won-gyu, Song Dong-hwan, Jung Hyungsuk, Jeong Tak, Shin Goo
Corea del Sud, 2019, 101′

The First Shot vorrebbe mostrare, anche enfatizzandola, l’evoluzione del suo protagonista, che appare però statico e sempre uguale a se stesso.
Sebbene infatti Ho-yeon acquisisca un certo grado di maturità nel suo percorso, impara unicamente a pensare un po’ più a se stesso. Per il resto continua a donarsi agli altri e a comportarsi come sempre. E a nulla serve sottolineare certi passaggi con musiche esaltanti, se a tanto impegno formativo corrispondono risultati relativi o modesti.
Estemporanei, se non fuori luogo, sono poi alcuni stratagemmi narrativi per lo più fini a se stessi. Come ad esempio la facoltà di Ho-yeon di saper cucinare, utilizzata solo per elencare uno dei doni che il protagonista elargisce agli altri, senza ottenere nulla in cambio. Mentre dall’incipit pareva poter diventare un tema portante della trama. Così come la cravatta, che potrebbe migliorare l’appeal sociale del protagonista, anche senza introdurre un elemento magico dissonante, in un film che di fantasy non ha nulla.
Ad ogni modo, il problema più grande di The First Shot è che si perde in scene scollegate tra loro e di difficile ricomposizione. Soprattutto le dinamiche all’interno del luogo di lavoro, sono di una lettura affatto scorrevole. Non pregiudicano comunque la comprensione del messaggio finale sul volersi bene, che sintetizza un po’ il tutto.


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