


Il Gioco della Morte vede protagonista Choi I-jae (Seo In-guk), un giovane che si suicida dopo aver fallito un colloquio di lavoro e perso ogni speranza di realizzarsi nella vita. Alle porte dell’inferno, I-jae incontra la morte (Park So-dam). Costei gli offre l’occasione di continuare a vivere, ma nel corpo di una tra 12 persone che dovrà cercare di salvare da morte imminente.

Titolo Originale
이재, 곧 죽습니다 (i-je god, juk-seub-ni-da)
Regia e Sceneggiatura
Ha Byeong-hoon
Interpreti
Seo In-guk, Park So-dam, Kim Ji-hoon, Choi Si-won, Sung Hoon, Kim Kang-hoon, Jang Seung-jo, Lee Do-hyun, Go Youn-jung, Kim Jae-wook, Oh Jung-se, Nam Kyung-eup, Kim Won-hae
Corea del Sud, 2023, 8 Episodi

Il Gioco della Morte è un frustrante percorso di assunzione di responsabilità verso chi deve portare il peso delle scelte altrui.
Frustrante poiché ad ogni lezione impartita dalla morte, I-jae sembra imparare, per poi però trovarsi in situazioni ancor più difficili da sostenere. Non solo a livello fisico. Il nostro infatti si schianterà al suolo, sarà accoltellato e addirittura squartato vivo. Ma è soprattutto mentalmente che la morte predispone un gioco crudele, colpendo il protagonista negli affetti.
Tuttavia non può esservi soluzione migliore per far comprendere al suicida le ricadute della sua azione su chi l’ha amato e si sente a sua volta responsabile per quanto accaduto. Se I-jae si sente in colpa per non aver potuto contraccambiare con il proprio successo i sacrifici compiuti dalla madre per farlo crescere, quest’ultima, a sua volta, si carica sulle spalle la responsabilità delle condizioni che hanno portato il figlio a suicidarsi.
Peccato che per raggiungere tale consapevolezza s’indugi nel melodramma, che sancisce il lieto fine augurato da Ji-soo (Go Youn-jung) e offerto da una morte fino a quel momento inflessibile nella sua perfidia.
Molto interessante , anche se forse eccessivamente complessa, la struttura narrativa che ruota intorno al villain, Park Tae-woo (Kim Ji-hoon). Ogni corpo in cui entra I-jae è infatti collegato all’intoccabile chaebol, contro il quale il protagonista lotta d’astuzia, interiorizzando ricordi e abilità degli ospiti, come in un corso accelerato alla Matrix.
Sempre riguardo Tae-woo però, pare abbastanza forzata la sua deriva psicotica, non giustificabile dalla semplice morte di un passante che ha investito non intenzionalmente. La sua risata finale, sprezzante, nonostante la condizione menomata che lo relega alla sconfitta, grida ulteriore vendetta che solo una seconda stagione potrebbe soddisfare.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.