


In Dead Man Lee Man-jae (Cho Jin-woong) perde il proprio lavoro per via di una crisi bancaria. Con una figlia in arrivo si vede costretto ad accettare un lavoro rischioso, come prestanome per una società di scommesse sportive online. Tuttavia un’organizzazione criminale lo incastra per appropriazione indebita e lo rapisce per poi rinchiuderlo in un campo di prigionia in Cina, simulando la sua morte.
Un paio d’anni dopo una certa Sim Eun-jo (Kim Hee-ae) lo libera per poterlo usare contro il politico Hwang Chi-woon (Choi Jae-woong), coinvolto nel reato imputato a Man-jae. Quest’ultimo, con l’aiuto di Gong Hee-joo (Lee Soo-kyung), figlia di un suo collaboratore deceduto, dovrà trovare le prove che lo scagionino dalle accuse di appropriazione indebita.

Titolo Originale
데드맨 (de-deu-maen)
Regia e Sceneggiatura
Ha Joon-won
Interpreti
Cho Jin-woong, Kim Hee-ae, Lee Soo-kyung, Park Ho-san, Jeon Moo-song, Lee Si-hoon, Choi Jae-woong, Yoo Yeon-soo, Kim Won-hae, Jung Woon-sun, Choi Young-woo, Kwak Ja-hyeong
Corea del Sud, 2021, 108′

Identità e potere sono gli ingredienti di Dead Man, un thriller fantapolitico eccessivamente verboso e intricato
Ferma restando la sempre ottima prova di Cho Jin-woong, abitualmente a suo agio nel ruolo dell’antieroe in balia degli eventi, si fatica infatti a seguire frodi e intrighi politici manovrati da personaggi che spuntano fuori dal nulla, come Jo Pil-joo (Park Ho-san) e Jin (Jeon Moo-song).
L’odissea del protagonista si rivela inoltre inutile e senza un fine, facendolo penare per nulla. Forse perché il senso del film è racchiuso nelle parole della moglie di Man-jae, che fin dall’inizio ammonisce il marito e indirettamente lo spettatore sui due scogli su cui s’infrangeranno le speranze del protagonista.
La prima speranza è quella riposta nel nome della figlia, che Man-jae si tatua addirittura sulla mano, ma a cui non corrisponderà nulla, come il guscio vuoto che è il suo di nome, adoperato e infangato da altri.
La seconda è la trappola del denaro in cui Man-jae si ostina a cadere prima con il lavoro da prestanome e poi con l’offerta vendicativa proposta da Sim Eun-jo. Ma non è la mancanza di denaro ad avergli fatto naufragare matrimonio e paternità. Lo è invece il suo cercare disperatamente soldi a scapito della sua salute (soffre di cirrosi epatica) e conseguentemente dell’armonia familiare.
Peccato che il film non si soffermi molto sulla tragedia personale e familiare di Man-jae. Piuttosto, preferisce indugiare oltremisura su arzigogolati schemi truffaldini e intrecci politico-finanziari fini a se stessi.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.