

In What Does That Nature Say to You, Donghwa (Ha Seong-guk) è un poeta sulla trentina che lavora come videomaker di matrimoni. Un giorno accompagna la sua fidanzata di nome Jun-hee (Kang So-yi) fino alla casa dei suoi genitori fuori Seoul. Inizialmente vuole solo lasciarla lì, ma per caso incontra il padre di lei (Kwon Hae-hyo), che lo invita a restare a casa per la notte. Nel corso della giornata Donghwa conosce la madre di Jun-hee (Jo Yoon-hee) e la sorella più giovane (Park Mi-so). Passeggiano nel giardino, parlano, mangiano, visitano un tempio buddista vicino al fiume, e bevono insieme.
Col passare del tempo, Donghwa si ubriaca sempre di più. Durante la cena serale emerge il suo lato più sincero e vulnerabile, con tensioni su ambizioni, ideali e rapporti familiari. La famiglia assiste al suo sfogo alcolico, e i genitori di Jun-hee cominciano a chiedersi se Donghwa sia davvero un partner “adatto” alla figlia. Alla fine, dopo una notte intensa, Donghwa saluta Jun-hee la mattina dopo e riparte, lasciando dietro di sé molti interrogativi.

Titolo Originale
그 자연이 네게 뭐라고 하니 (geu ja-yeon-i ne-ge mweo-ra-go ha-ni)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Hong Sang-soo
Interpreti
Kang So-yi, Park Mi-so, Kwon Hae-hyo, Jo Yoon-hee, Ha Seong-guk
Corea del Sud, 2025, 108′

Con What Does That Nature Say to You Hong Sang-soo continua a parlare di sè con un approccio minimalista già sperimentato in In Water
La consueta autoreferenzialità si nota già dai tratti somatici del protagonista che, benché non porti sempre gli occhiali, ha gli stessi baffi e pizzetto del regista. Sebbene il suo lavoro di videomaker sfiori solamente il mestiere di Hong, la sua passione (la poesia) si lega con l’urgenza espressiva dell’autore di Seul.
Figlio di un noto avvocato facoltoso, Donghwa rifugge dai vantaggi che possono arrecargli i suoi natali e dalla logica capitalista, per cui bisogna vivere accumulando ricchezza. Il suo mantra è invece accontentarsi del necessario per assaporare la vita attraverso la poesia. Tuttavia, il suo atteggiamento introverso si avvicina a un pericoloso nichilismo respingente. Basta vedere, a proposito, l’attrazione-repulsione che prova Jun-hee proprio nei confronti del suo carattere non risolto.
Le sue contraddizioni esplodono durante la cena tramite il solito ubriacamento hongsangsoosiano che sblocca le inibizioni. In quel frangente Donghwa s’inalbera poiché il suo spirito bohemien viene messo in discussione dall’ipotesi che il padre possa offrirgli quell’ancora di salvezza che (anche se non lo danno a vedere) interessa ai genitori di Jun-hee, preoccupati per il futuro della figlia. Inoltre, il suo talento poetico si riduce, come dice la madre di Jun-hee, anch’essa poetessa, a un mero esercizio di stile ispirato dalla letteratura, piuttosto che dall’esperienza di vita.
Non tutti hanno completamente ragione, come non tutti hanno completamente torto. Resta il fatto che anche Donghwa dovrà ammettere che la sua auto è da cambiare, e che è pertanto quanto meno complicato vivere come si desidera.


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