

In Trigger, in una Corea del Sud dove possedere armi da fuoco è vietato, improvvisamente iniziano a circolare pistole illegali. Il poliziotto Lee Do (Kim Nam-gil), ex cecchino militare, si mette sulle tracce del misterioso traffico d’armi.
Durante le indagini, Lee Do scopre che semplici cittadini, vittime di abusi, ricevono pacchi con all’interno armi, tramite le quali sfogare i propri risentimenti. Tra di loro vi è Moon Baek (Kim Young-kwang), un giovane dal passato tormentato, disposto però ad aiutarlo nel suo intento di evitare che si verifichino omicidi per arma da fuoco.

Titolo Originale
트리거 (Trigger)
Genere
Azione, Thriller, Serie TV
Regia e Sceneggiatura
Kwon Oh-seung
Interpreti
Kim Nam-gil, Kim Young-kwang, Park Hoon, Gil Hae-yeon, Woo Ji-hyun, Kim Won-hae, Jang Dong-joo, Jo Han-chul, Jung Woong-in, Park Kwang-jae, Kong Hyun-ji
Corea del Sud, 2025, 10 Episodi

Trigger è un What if, un action-thriller ipotetico sulle conseguenze della liberalizzazione del possesso d’armi da fuoco in un paese che al massimo dirime le controversie con l’arma bianca.
Ironico e significativo ad esempio è quando i gangster tirano fuori i coltelli all’unisono, su richiesta del loro leader, per dimostrare quale sia il loro autoctono modus operandi. Tuttavia la Corea del Sud è un paese dove si impiegano due anni di servizio militare, e non certo tirando di spada. Se il paese viene quindi rifornito di armi da fuoco, di conseguenza a sparare possono essere individui ben istruiti sul come usarle. Ma non solo, poiché vittime del rancore, come semplici studenti o infermiere, possono sfogare le loro frustrazioni dando vita a carneficine.
Seppur esagerato, il film non fa altro che mostrare ciò che già avviene negli Stati Uniti (il paese che quelle armi le esporta). Ma potrebbe capitare in qualsiasi paese, anche in uno dove le armi da fuoco non fanno parte del proprio DNA, se fossero messe a disposizione di chiunque abbia un motivo, per quanto impulsivo o irrazionale che sia, di utilizzarle.
Nonostante il condivisibile messaggio contrario alla liberalizzazione del possesso privato delle armi da fuoco, e la presentazione di esempi che raccontano molto disagi sociali come la mancata tutela dei diritti dei lavoratori o la piaga dello strozzinaggio, la serie inserisce, anche per motivi di sceneggiatura e di intrattenimento, dettagli poco convincenti, come ad esempio la quasi invulnerabilità del protagonista o le manifestazioni di piazza talmente esasperate da risultare posticce.
Particolarmente cruenta invece è la storia dell’antagonista che, per quanto insopportabilmente cool e vanesio, porta su di sé cicatrici non solo fisiche. Ovvero traumi che raccontano un’altra tragedia locale, quella del traffico di organi e delle “adozioni” a distanza.


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