


In Summer’s Camera, Kim Si-a interpreta Yeo-reum (in inglese Summer), una ragazza delle superiori che cerca di superare il dolore per la morte del padre, un appassionato di fotografia con cui condivideva l’amore per le immagini. Un anno dopo la sua scomparsa, Yeo-reum eredita l’antica macchina fotografica analogica di lui con un rullino ancora in parte inutilizzato. Inizialmente non trova motivo di usarlo, ma tutto cambia quando nella sua nuova scuola vede Yeon-woo, la stella della squadra di calcio femminile, e ne resta affascinata. Spinta dall’attrazione, comincia a scattare foto alla ragazza, usando le ultime esposizioni rimaste nel rullino.
Quando porta a sviluppare il rullino, oltre ai propri scatti di Yeon-woo, Yeo-reum scopre immagini di un uomo che non riconosce, fotografato dal padre. Quel ritratto misterioso accende in lei il desiderio di scoprire chi fosse e che rapporto avesse con suo padre. La ricerca di risposte la porta a incontrare Ma-ru (Kwak Min-gyu), un parrucchiere, la cui connessione con Ji-hoon, il padre di Yeo-reum, è al centro del segreto che emerge dalle foto.
Parallelamente alla sua indagine familiare, la relazione tra Yeo-reum e Yeon-woo si sviluppa in modo delicato e spontaneo, esplorando la dolcezza e le incertezze del primo amore. Mentre avanza nelle sue scoperte, Yeo-reum affronta insieme alla fotografia non solo l’eredità emotiva lasciata da suo padre, ma anche la comprensione di sé e delle proprie emozioni, bilanciando la curiosità per il passato con l’esperienza luminosa e fugace del presente.

Titolo Originale
여름의 카메라 (yeoreumui kamera)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Divine Sung
Interpreti
Kim Si-a, Kwak Min-gyu
Corea del Sud, 2025, 119′

Summer’s Camera è un coming-of-age che intreccia con grazia il dolore del lutto e l’esperienza agrodolce del primo amore
La regista Divine Sung, qui al suo esordio nel lungometraggio, dirige con delicatezza, senza sussulti e contrasti melodrammatici. Innanzitutto perché non altera una scrittura che segue dinamiche naturali. Ma soprattutto perché il motore degli eventi è un antefatto, e neanche troppo circostanziato. Sappiamo che Ji-hoon è morto mentre stava scattando foto in mezzo a una strada. Ma nessuno, neanche la madre di Yeo-reum, sa rispondere se si tratti di suicidio.
Ciò che rimane alla protagonista è un lutto già metabolizzato, almeno esteriormente. Ma la vita le pone davanti un secondo passaggio: fare i conti con un sentimento nuovo e incerto. E la macchina fotografica di Ji-hoon diventa il tramite tra il passato e il presente, tra il dolore ereditato e quello vissuto in prima persona. Così come il padre immortalava Ma-ru e la sua famiglia, lui che fotograva solo paesaggi, così la figlia fotografa il suo primo amore.
E nel farlo i due cercano di fermare il tempo, così come Yeon-woo prova a non sentirlo più scorrere correndo. Ma a fermarsi è solo il ricordo, poiché la realtà non può essere trattenuta. E Ji-hoon l’aveva capito. Non a caso ha chiamato la figlia con il nome della stagione (l’Estate) in cui il fiorire della crescita abbaglia lo sguardo, perché la sfida che deve superare Yeo-reum è proprio quella della maturazione.
Parallelalmente al padre, innamorato di un altro uomo, anche lei scopre di essere attratta dallo stesso sesso.
E Ma-ru diventa una sorta di figura paterna sostitutiva in cui in parte si riconosce e pertanto si confida. Anche il parrucchiere dopotutto ha provato le stesse gelosie della ragazza. Così come egli non sopportava che Ji-hoon prestasse agli membri del club di fotografia la macchina fotografica che gli aveva regalato, così Yeo-reum è contrariata nel fotografare le compagne di squadra dell’amata, che riceve un’ammirazione di cui lei sente di non avere l’esclusiva.
Il parallelismo si riscontra anche nell’epilogo di entrambe le storie. Ji-hoon, probabilmente bisessuale (come suggerisce l’amica Min-jeong), lascia Ma-ru per costruire una vita con quella che sarà la madre di Yeo-reum. Ma il distacco tra i due amanti non è traumatico, perché conoscendo la sua rivale in amore, affrontando faccia a faccia la sua paura, Ma-ru riesce a farsene una ragione. Al contrario di Yeo-reum, che pur comprendendo le ragioni del rifiuto di Yeon-woon (viene prima la carriera da calciatrice), rinfaccia proprio a Ma-ru quanto risulti difficile affrontare le paure di petto.
Tuttavia amare significa anche saper lasciare andare e conseguentemente crescere. E così come Yeo-reum fotografa un’ultima volta Yeon-woon senza rancore, così saluta definitivamente il padre con uno scatto metaforico che lo consegna al ricordo e la prepara alla vita.
In questo percorso di crescita summer’s camera trova il suo volto nella prova di Kim Si-a
La giovane attrice riesce a rendere visibile ogni sfumatura emotiva del personaggio attraverso atteggiamenti, sguardi, pause e silenzi. Dopo aver esordito in Miss Baek e The House of Us, Kim Si-a ha dato seguito a una carriera promettente, confermando anche qui una notevole capacità nel dare corpo a figure infantili attraversate da conflitti interiori complessi.
A sostenere ulteriormente la prova della giovane attrice c’è la cura artigianale con cui Divine Sung confeziona ogni inquadratura. Il film è attraversato da una qualità lievemente onirica che avvolge la protagonista in un contesto sociale sorprendentemente tollerante e gentile. Un’atmosfera eterea, sospesa, solo in parte incrinata dai brani punk rock che aprono e chiudono il racconto.
Sul piano narrativo Summer’s Camera ha un approccio sommesso, incredibilmente tenero, a tratti persino un po’ sdolcinato nel suo aspetto zuccheroso, ma silenziosamente sovversivo nella sua rappresentazione della giovane queer che oggi può innamorarsi con una leggerezza che le generazioni precedenti potevano solo sognare.
Summer’s Camera è un esordio che non alza mai la voce, non cerca facili contrapposizioni melodrammatiche e non ha nessuna voglia di lasciare un insegnamento. Si limita a osservare, con la stessa delicatezza con cui Yeo-reum osserva il mondo attraverso l’obiettivo, restituendoci un’affresco intimo e luminoso sulle crepe dell’adolescenza.


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