


Il temibile sicario Lee Han-wool (Yim Si-wan), in arte Mantis, torna dalle vacanze per ritrovare il suo capo Cha Min-gyoo (Sul Kyung-gu) ucciso da Gil Boksoon (Jeon Do-yeon). Conseguentemente, l’agenzia di cui fa parte, la MK, cade in rovina ed egli si trova costretto a fondarne una propria. Ad aiutarlo c’è Sin Jae-i (Park Gyu-young), una sicaria di pari livello di cui è segretamente innamorato. Tuttavia il rapporto tra i due si deteriora in quanto Dok-go (Jo Woo-jin), maestro di entrambi, dichiara a Sin Jae-i di essere inferiore a Mantis. Pertanto la ragazza esce dall’agenzia di Mantis per entrare in quella dell’imprenditore di videogiochi Benjamin (Choi Hyun-wook). Tra Mantis, Sin Jae-i e Dok-go inizia una lotta in cui uno vuole salvare l’amata, e quest’ultima vuole dimostrare al suo mentore di essersi sbagliato.

Titolo Originale
사마귀 (sa-ma-gwi)
Regia
Lee Tae-sung-I
Sceneggiatura
Byun Sung-Hyun, Lee Jin-sung-III, Lee Tae-sung-I
Interpreti
Yim Si-wan, Park Gyu-young, Jo Woo-jin, Jeon Bae-soo, Bae Gang-hee, Hwang Sung-bin, Yoo Su-bin, Choi Hyun-wook, Sul Kyung-gu, Jeon Do-yeon, Han Sang-kyung, Kim Jun-bae
Corea del Sud, 2025, 113′

Sequel spin-off di Kill Bok-soon, Mantis ne riprende il rapporto complesso d’amore e odio tra due (più giovani) protagonisti e più meno gli stessi difetti
Il cambio di regia affdato all’aiuto regista del film precedente infatti non sortisce grandi variazioni sul tema e sulla messa in scena. Anche qui troviamo un incipit, questa volta con un piccolo cameo di Yang Dong-geun, che regge quasi da solo l’intero humour nero del film. Per il resto siamo di fronte alla solita storia scombiccherata di faida tra aziende di omicidi su commissione, chiamati “spettacoli”, che si avvita su sé stessa. Una sorta di risposta corroborante alla considerazione di Nanni Moretti ne Il Sol dell’Avvenire sulla violenza grauita nel cinema d’intrattenimento, guarda caso proprio coreano.
Tuttavia non è l’action sanguinolento in sé ad assuefare, ma la supeficialità di una sceneggiatura che riduce il motore dell’azione a un complesso d’inferiorità femminile e a un romanticismo maschile non propriamente corrisposto. Peccato perché la scelta dei protagonisti non era peregrina. Yim Si-wan e Park Gyu-young sembrano quasi rispolverare i rispettivi ruoli interpretati in Squid Game, l’uno egocentrico ma fragile, l’altra rancorosa ma sensibile. Ma se da una parte ne tra giovamento la chimica tra i due all’interno del film, dall’altra avanza il sospetto che a livello interpretativo non abbiamo molte altre frecce al proprio arco.


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