


In The Great Flood Goo An-na (Kim Da-mi) si sveglia insieme a suo figlio Ja-in (Kwon Eun-seong) nel condominio in cui abita, mentre fuori diluvia. Dopo aver ricevuto una telefonata dalla protezione civile che le intima di salire ai piani alti del palazzo, uno tsunami di proporzioni bibliche, dovuto a un asteroide che ha sciolto le calotte polari, la investe. Ad aiutarla a mettere in salvo lei e il figlio accorre Son Hee-jo (Park Hae-soo), un agente dell’ente per cui An-na lavora.

Titolo Originale
대홍수 (dae-hong-su)
Genere
Catastrofico, Fantascienza
Regi
Kim Byeong-woo
Sceneggiatura
Han Ji-su-I, Kim Byeong-woo
Interpreti
Kim Da-mi, Park Hae-soo, Kwon Eun-seong, Kim Byung-nam, Lee Dong-chan, Kim Su-kyung, Kim Tae-bin, Lee Chung-hun, Kang Bin, Jeon So-hyun, Eun Su, Kim Kyu-na
Corea del Sud, 2025, 106′

Dopo la parentesi fantasy dozzinale di Omniscient Reader, con The Great Flood il regista action Kim Byeong-woo racconta l’apocalisse in maniera più coinvolgente e stimolante.
Sebbene possa apparire caotico nello sviluppo e prevedibilmente didascalico negli indizi (il bambino che parla di anni in cui ripete le stesse azioni, le t-shirt della protagonista con numeri consecutivi), The Great Flood riesce a coniugare la spettacolarità del disaster movie con le implicazioni antropologiche della fantascienza matura.
Quello che sembra in prima battuta un semplice film catastrofico, rivela infatti a poco a poco la sua ambizione di sconfinare nei generi. E lo fa prendendosi dei rischi (il destino ineluttabilmente cinico dei protagonisti) e utilizzando “il giorno della marmotta” per ricostruire l’essere umano attraverso l’umanità.
Soccorrere la bambina nell’ascensore e aiutare una donna a partorire rappresentano quelle seconde occasioni che servono ad alimentare il “motore emozionale”. Un motore che in realtà è già attivo nel momento in cui An-na sceglie di non abbandonare (sebbene per motivi narrativi sembri farlo) un figlio acquisito. Per quanto non generato, egli è comunque vissuto e pertanto legato indissolubilmente a una madre a tutti gli effetti.
È, in sintesi, il legame con gli altri a fornire contenuto a un corpo e a poter garantire la salvaguardia di un’umanità, altrimenti semplice prodotto esanime di un’intelligenza artificiale.


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