


In The Ugly la produttrice televisiva Kim Soo-jin (Han Ji-hyun) intervista con la sua troupe l’intagliatore di timbri Im Yeong-gyoo (Kwon Hae-hyo). La peculiarità di quest’ultimo è che è cieco fin dalla nascita. Ad aiutarlo vi è solo il suo unico figlio Dong-hwan (Park Jeong-min).
Durante le riprese del servizio sull’artigiano, Dong-hwan riceve una telefonata dalla polizia. Questa lo informa del ritrovamento dei resti di sua madre Jeong Yeong-hee, uccisa 40 anni prima. Indagando sul passato della donna, Dong-hwan e Soo-jin scoprono il destino misero di Yeong-hee, osteggiata dalla famiglia e dalla società per via della sua bruttezza e del suo reagire ai soprusi.

Titolo Originale
얼굴 (eol-gul)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Yeon Sang-ho
Interpreti
Park Jeong-min, Kwon Hae-hyo, Shin Hyun-been, Han Ji-hyun, Im Sung-jae, Kim Jae-rok, Cha Mi-kyung, Joo Hae-eun, Won Mi-won, Park Myung-shin, Lee Hyun-kyun, Ko Seo-hee
Corea del Sud, 2025, 103′

Con The Ugly Yeon Sang-ho vira dal film di genere al dramma puro, seppur mantenendo un alone di mistero non fine a se stesso.
Il colpo di scena, che c’è, infatti disattende i codici del genere, in quanto inquieta sì, ma per tutt’altro motivo rispetto alla consueta chiave horror. E La reazione di Dong-hwan non fa che rivelare la presa di coscienza di essere caduto nella stessa trappola del padre, vero tema portante del film. Ovvero il fermarsi alle apparenze, o ancor meglio alle aspettative che padre, figlio, e di conseguenza anche lo spettatore non riescono a superare.
Yeon Sang-ho è abile nel trasferire la cecità di Yeong-gyoo al figlio/spettatore occultando sapientemente il volto di Yeong-hee. In tal modo l’attenzione si concentra su ciò che le voci e i pettegolezzi hanno costruito, quasi a giustificare i comportamenti di padre (che si sente ingannato) e figlio (che sceglie di seppellire il passato). Ma sono voci che fin dall’inizio sono veicolate da individui o spregevoli (la famiglia di Yeong-hee) o penitenti (la collega difesa da Yeong-hee). Tuttavia bastano a traviare ciò che di puro e importante la malcapitata aveva trovato, ovvero uno stimolo a reagire alle avversità a cui quelle voci l’avevano destinata.
Volutamente apparecchiato e senza colpi di scena è l’epilogo di Yeong-hee, perché The Ugly più che un thriller in senso stretto vuole essere il ritratto cinico di un’umanità cieca nell’animo.


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