


In The Soul-Mate il vedovo Jang-soo (Don Lee) si appresta a vendere la sua palestra di Judo per pagare il trapianto di cuore a sua figlia Do-kyeong (Choi Yoo-ri). Nel frattempo l’agente di polizia Tae-jin (Kim Young-kwang) sta per sposarsi con la pescivendola Hyeon-ji (Lee Yoo-young).
Mentre pedina la banda del gangster Poong-gi (Heo Jae-ho), dedita al traffico di immigrati e sfruttamento della prostituzione, Tae-jin scambia il furgone di Jang-soo per quello dei malviventi. Minaccia dunque di sequestrargli il furgone. Quando questo viene portato via dal carro attrezzi perché in divieto di sosta, Jang-soo è convinto che Tae-jin gliel’abbia sequestrato e lo insegue per chiedere spiegazioni.
Ma l’agente è diretto presso un parcheggio sotterraneo dove lo attende il suo collega Jong-sik (Choi Gwi-hwa). Costui, che ha contratto un debito con Poong-gi, gli tende una trappola per recuperare una memory card di cui Tae-jin è entrato in possesso, e che contiene file video che incastrano il gangster. Nella colluttazione che ne segue però Jang-soo perde i sensi dopo aver subito un colpo in testa, e Tae-jin è in fin di vita dopo essere stato investito da un auto.
Seppur in coma, Tae-jin è vivo, e il suo spirito vaga in cerca della verità su quanto gli è accaduto. L’unico che riesce a vedere il fantasma di Tae-jin e che potrebbe aiutarlo è Jang-soo, comunque restio ad aiutare chiunque.

Titolo Originale
원더풀 고스트 (won-deo-pul go-seu-teu)
Genere
Commedia, Fantasy, Crimine, Drammatico
Regia
Jo Won-hee
Sceneggiatura
Kim Sung-jin
Interpreti
Ma Dong-seok, Kim Young-kwang, Lee Yoo-young, Choi Gwi-hwa, Joo Jin-mo, Choi Yoo-ri, Heo Jae-ho, Ko Kyu-pil, Cha Rae-hyung, Kwak Jin-seok, Jeong Jae-heon, Ryoo Seong-cheol
Corea del Sud, 2018, 97′

Incentrato sul conflitto tra menefreghismo e altruismo, The Soul-Mate è una sorta di Ghost dai toni più leggeri.
E un film con protagonista Don Lee non può essere altrimenti. Il suo Jang-soo è come al solito il buon gigante dai difetti correggibili, autoironico e pronto a menar le mani. Se non fosse che non muove un dito per aiutare un’anziana, importunata da un teppista sull’autobus. Il motivo è presto detto. Un trauma del passato lo spinge a non intromettersi negli affari degli altri. Finché il destino vuole che al danno corrisponda una nuova opportunità e che un uomo soccorso si riveli essere un chirurgo salvatore.
A dir la verità è una scelta narrativa forzata, fondata sulle coincidenze eccezionali, che non cambia l’atteggiamento di Jang-soo più di quanto non faccia già la sola sua coscienza. Tanto che si offre di aiutare l’agente senza una controfferta, che poi comunque riceverà.
Giocare sulle coincidenze non è l’unico difetto. Tutti i personaggi, da Jang-soo a Tae-jin, da Hyeon-ji a Do-kyeong, fino a Jong-sik, nascondono un background che, invece di insinuare dubbi, giustifica i loro comportamenti. I villain, dal canto loro, sono ancor più superficiali e bidimensionali.
Di anticonvenzionale e imprevedibile c’è forse solo il sacrificio di Tae-jin, che rimane comunque una presenza costante nella vita della sua amata. Per il resto non mancano scene umoristiche frutto dello stratagemma narrativo, scene d’azione che sfruttano le physique du rôle di Don Lee, e il melodramma, a seguito del quale tutti vissero (a loro modo) felici e contenti.
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