


In Troll Factory il giornalista Im Sang-jin (Son Sukku) riceve una soffiata da un dirigente di un’azienda riguardo alla perdita di un appalto provocata dal gruppo Manjun. Nonostante Im riesca a convincere il suo capo a pubblicare un articolo a riguardo, quest’ultimo viene additato come falso dal popolo della rete. Conseguentemente Im subisce una gogna mediatica e la sospensione dal giornale in cui lavora.
Successivamente, un giovane (Kim Dong-hwi) si avvicina a Im, affermando di avere le prove della manipolazione delle opinioni online che l’hanno danneggiato, montata ad arte dal gruppo Manjun. Il ragazzo poi confessa di aver insieme ai suoi amici intrapreso un’attività lucrativa attraverso la fabbricazione di fake news.

Titolo Originale
댓글부대 (daet-geul-bu-dae)
Genere
Crimine
Regia e Sceneggiatura
Ahn Gook-jin
Interpreti
Son Sukku, Kim Sung-cheol, Kim Dong-hwi, Hong Kyung, Kim Hee-won, Kim Jun-han, Choi Deok-moon, Lee Sun-hee, Park Sun-woo-II, Cha Young-ju, Kim So-min-I, Oh Ye-ju
Corea del Sud, 2023, 109′

Ispirato al romanzo del 2015 dell’ex giornalista Chang Kang-myoung, Troll Factory esplora il tema della manipolazione delle opinioni online
Un incipit verboso, tutto in voice off e completamente scollegato dalla storia del giornalista e dei troll suscita ad ogni modo interesse su quello che sarà il tema del film. Un argomento che, romanzato o meno, allerta sulle possibili conseguenze di un uso criminoso delle attività online.
Il gruppo di troll infatti scopre di poter guadagnare soldi facili semplicemente postando una foto che reclamizzi subdolamente una marca di sigarette, altrimenti inosservata se pubblicizzata attraverso i media tradizionali. Inoltre, per risollevare le sorti di una piccola casa di produzione cinematografica indipendente, s’ingegnano nell’inventare scandali che coinvolgano la concorrenza. Infine, tramite fake accounts fanno assurgere a celebrità la figlia di un’attivista inviso al gruppo Manjun, per poi indurla al suicidio con commenti diffamatori.
Se poi dei gen z particolarmente creativi e scaltri con i social incontrano sulla propria strada multinazionali più potenti di istituzioni politiche e disposte a pagare a peso d’oro i loro servigi, il crimine perfetto è dietro l’angolo.
Benché sembri di assistere a una storia vera basata su fatti realmente accaduti, come annunciato all’inizio, quelle messe in scene da Ahn Gook-jin rimangono speculazioni, congetture su ciò che potrebbe accadere, come anche suggerito da un finale che ribalta tutte le prospettive fino a quel momento raccontate. Ma come più volte ripetuto in Troll Factory, la verità, mescolata alla menzogna, appare più reale della verità stessa.


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