


Unforgivable segue il detective Dong-geun (Kim Jung-hyun), che indaga sull’omicidio di Kang Bong-jin (Hwang Sang-kyung). Sul cadavere viene scoperto un inquietante indizio: nella bocca della vittima è nascosto un foglio con la frase «Anche questo passerà» e una data risalente a dieci anni prima. Le indagini rivelano che il messaggio proviene dal diario di Yeong-hoon (Yoon Dong-won), un giovane soldato morto suicida un decennio prima.
Dong-geun e il collega Kim (Choi Chan-ho) iniziano a ricostruire il passato della vittima, scoprendo che durante il servizio militare Bong-jin aveva tormentato Yeong-hoon. Emergono inoltre collegamenti con Seong-hyeon (Park Sung-hyun), ora come allora superiore di Bong-jin e dirigente di una casa farmaceutica, e con Kyeong-il (Kim Hyung-suk), diventato veterinario.
L’autopsia mostra particolari inquietanti e la presenza di anestetici veterinari nel corpo della vittima. Intanto gli investigatori incontrano la madre di Yeong-hoon (Gil Hae-yeon), che non ha mai accettato la spiegazione ufficiale del suicidio del figlio. La donna racconta che Yeong-hoon le aveva chiesto di andare a trovarlo in caserma poco prima di togliersi la vita.
Man mano che il caso procede, Dong-geun scopre di aver conosciuto Yeong-hoon durante l’adolescenza. I due erano compagni di scuola e amici. Da ragazzo, Dong-geun aveva frainteso il bisogno di amicizia di Yeong-hoon, interpretandolo come un interesse romantico, e aveva finito per allontanarlo. Questo ricordo, a lungo rimosso, riemerge mentre nuove prove collegano gli omicidi a eventi avvenuti sia nell’esercito sia negli anni del liceo.

Titolo Originale
비밀 (bi-mil)
Genere
Thriller
Regia
Lim Kyung-ho, So Jun-beum
Sceneggiatura
Park Min
Interpreti
Kim Jung-hyun, Gil Hae-yeon, Park Sung-hyun, Yoon Dong-won, Kim Hyung-suk, Hwang Sang-kyung, Choi Chan-ho, Lee Sang-hong, Lee Hyung-goo
Corea del Sud, 2023, 110′

Unforgivable è un thriller che utilizza la struttura dell’indagine poliziesca per raccontare una tragedia fatta di bullismo, pregiudizi e responsabilità
Fin dalle prime battute il film suggerisce che il vero mistero non riguarda tanto chi abbia commesso i delitti, quanto il modo in cui la crudeltà possa propagarsi nel tempo e continuare a distruggere vite anche molti anni dopo gli eventi che l’hanno generata. In questo è simile, a partire dal titolo, a un altro film che descrive le storture della cultura patriarcale in ambito militare, ovvero The Unforgiven, il notevole esordio del regista Yoon Jong-bin.
La regia costruisce una narrazione che alterna presente e passato, facendo emergere gradualmente una rete di responsabilità individuali e collettive. Ogni nuova rivelazione non serve soltanto a far avanzare l’indagine, ma modifica la percezione che lo spettatore ha dei personaggi. Figure inizialmente presentate come vittime o semplici testimoni si rivelano coinvolte a livelli molto più profondi, mentre i ricordi diventano strumenti per mettere in discussione verità che sembravano consolidate.
Uno degli aspetti più riusciti dell’opera è il modo in cui affronta il tema del bullismo. Il film evita di limitarsi alla rappresentazione di singoli atti di violenza e mostra invece come l’umiliazione sistematica possa nascere dall’indifferenza, dall’opportunismo e dalla paura. La sofferenza di Yeong-hoon non deriva soltanto dai suoi persecutori più evidenti, ma anche dall’incapacità delle persone intorno a lui di comprenderlo o di intervenire quando sarebbe stato necessario.
Particolarmente efficace è il personaggio di Dong-geun, che si allontana dal modello tradizionale del detective infallibile.
L’indagine diventa per lui un percorso di confronto con il proprio passato e con errori che aveva cercato di dimenticare. Kim Jung-hyun riesce a rendere credibile questa trasformazione, passando dall’atteggiamento sicuro e ironico delle prime scene a una crescente fragilità emotiva. Il rapporto con Yeong-hoon assume così un’importanza centrale, perché costringe il protagonista a interrogarsi sul peso delle proprie azioni e sulle conseguenze delle parole pronunciate anni prima.
Anche il detective Kim rappresenta un elemento importante dell’equilibrio narrativo. Più metodico e rispettoso delle procedure, funge da contrappeso alla natura impulsiva del collega. La loro collaborazione evita che il film si trasformi esclusivamente in un melodramma e mantiene viva la componente investigativa fino alla conclusione.
La sceneggiatura in Unforgivable è particolarmente dura quando affronta il tema dell’omofobia.
Ciò che colpisce non è soltanto la violenza fisica mostrata o evocata, ma soprattutto il modo in cui pregiudizi, pettegolezzi e accuse infondate finiscono per plasmare il destino dei personaggi. Il film insiste sul concetto che spesso la società etichetta qualcuno come diverso molto prima di conoscerlo davvero, e che una semplice voce può innescare conseguenze devastanti. Una voce tra l’altro creata da un fraintendimento, generato a sua volta da una società omofoba, in ambito prima scolastico e poi militare.
Seong-hyeon emerge come una figura inquietante proprio perché la sua malvagità non nasce da motivazioni elaborate o da un trauma personale. La sua ossessione per la debolezza e il disprezzo verso chi considera vulnerabile lo rendono il simbolo di una violenza esercitata per puro piacere di dominare gli altri. Ma è Dong-geun ad avere la colpa originaria e più subdola, scatenando un effetto domino di pregiudizio e solitudine.
La parte finale abbandona progressivamente il terreno del giallo per avvicinarsi alla tragedia. Quando vengono chiarite le responsabilità dei vari personaggi, il film evita qualsiasi forma di consolazione. Non esistono veri vincitori, né una giustizia capace di restituire ciò che è stato perduto. Persino la vendetta, che potrebbe apparire come una soluzione catartica, viene rappresentata come l’ultimo atto di una sofferenza ormai irreparabile.
Il momento più forte di unforgivable non coincide con la scoperta dell’assassino, ma con la presa di coscienza di Dong-geun.
La lettura delle parole lasciate da Yeong-hoon trasforma l’intera vicenda in una riflessione sul rimorso e sull’impossibilità di correggere il passato. È una conclusione amara che conferisce al titolo (Unforgivable) un significato preciso. Alcuni errori possono essere compresi o perdonati, ma le ferite continuano a esistere anche quando tutti i colpevoli sono stati identificati.
Pur utilizzando gli elementi tipici del thriller investigativo coreano, Unforgivable si distingue soprattutto per la sua dimensione emotiva. È un film cupo, spesso doloroso da seguire, ma capace di utilizzare il mistero e la suspense per parlare di solitudine, esclusione e responsabilità personale. La sua forza non risiede tanto nei colpi di scena quanto nel modo in cui costringe lo spettatore a riflettere su quanto possa essere devastante una crudeltà considerata, all’inizio, soltanto uno scherzo o una semplice debolezza umana.


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