


In Where Would You Like to Go? Do-kyeong (Jun Suk-ho) si getta in acqua per salvare Ji-yong (Kim Jung-chul-I), un suo studente. Tuttavia entrambi muoiono annegati. Affranta, Myeong-ji (Park Ha-sun), la moglie di Do-kyeong, va a stare momentaneamente a casa di sua cugina a Varsavia. Mentre Ji-eun (Jung Min-ju), la sorella maggiore di Ji-yong, finisce in ospedale in seguito a una paralisi. Entrambe devono affrontare il lutto dei rispettivi cari.

Titolo Originale
어디로 가고 싶으신가요 (eo-di-ro ga-go sip-eu-sin-ga-yo)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Kim Hee-jung
Interpreti
Park Ha-sun, Moon Woo-jin, Kim Nam-hee-I, Jung Min-ju, Jun Suk-ho, Kim Jung-chul-I, Lee Gyu-hoe, Byun Joong-hee, Kim Bo-ra, Song Young-kyu, Kim Young-sun, Lee Sun-kyu
Corea del Sud, 2023, 104′

Coproduzione polacco-coreana, Where Would You Like to Go? affronta il tema dell’elaborazione del lutto dal punto di vista femminile
E non può essere altrimenti se dietro la macchina da presa c’è una regista che da The Wonder Years a A French Woman ha sempre avuto come protagoniste donne in cerca di un proprio equilibrio.
Come nel suo ultimo film, Kim Hee-jung opta per una trasferta all’estero, stavolta in Polonia. Ma mentre in A French Woman la protagonista ritornava in Corea per fare i conti col proprio passato, in Where Would You Like to Go? Myeong-ji il passato l’affronta proprio nel suo breve soggiorno polacco.
Il metodo per suscitare tali riflessioni è sempre lo stesso. Ovvero flashback scaturiti da dettagli semplici, come la protezione di uno spigolo o l’attivazione di Siri. Stratagemmi che insieme ai flashforward (l’incipit ripresentato nel finale di Hae-soo (Moon Woo-jin) che imbuca la lettera di Ji-eun nella cassetta della posta di Myeong-ji) e ai salti temporali nella stessa scena (tutte le volte che Hae-soo comunica con Ji-yong) rendono la regia elegante ed efficace nell’esposizione dei drammi dei personaggi.
Drammi che si sfogano anche somaticamente sul corpo delle protagoniste. Mentre Myeong-ji è pervasa di eruzioni cutanee, Ji-eun è colta da paralisi. Ma entrambe trovano dentro loro stesse lo stimolo per superare i rispettivi lutti e andare avanti, una, voltando pagina tornata in Corea, l’altra, sforzandosi di procedere con la riabilitazione.
Peccato solo che nel finale l’elaborazione del lutto condivisa tra le due protagoniste non venga suggellata da un loro incontro non per forza sentimentale, ma catartico.


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