

In My Old Sweetheart l’agente di polizia Fok Yung-jok (Choi Min-soo) rilascia la taccheggiatrice Glass (Shim Eun-ha), che però gli ruba il portafogli. Dopo qualche giorno la ragazza viene di nuovo trattenuta alla stazione di polizia, e Yung-jok la fa di nuovo uscire ospitandola in casa sua. I due cominciano a convivere, ma Glass, impaurita dal comportamento violento in servizio del poliziotto, si allontana da lui. Intanto un malvivente minaccia Glass, che gli ha rubato e gettato in un fiume un carico di droga. Yung-jok malmena il delinquente e rinsalda il rapporto con la ragazza. Ma il padre di Glass ordina alla figlia di lasciare il poliziotto e riprendere gli studi all’estero.

Titolo Originale
아찌 아빠 (Ajji appa)
Genere
Melodramma
Regia
Shin Seung-soo
Sceneggiatura
Park Ye-rang
Interpreti
Choi Min-soo, Shim Eun-ha, Park Jae-hoon, Shin Seong-il, Ki Joo-bong
Corea del Sud, 1995, 102′

My Old Sweetheart è un polpettone melodrammatico tinto d’azione che neanche due icone del cinema degli anni 90 riescono a salvare.
Nonostante infatti il film si fregi di un Choi Min-soo nel suo periodo d’oro e di una Shim Eun-ha dalla carriera breve ma intensa, troppe sono le sciatterie nella produzione che inficiano il risultato finale.
Innanzitutto c’è un uso smodato e maldestro di brani da Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, montati e tagliati malissimo. Per non parlare di Scream di Michael Jackson e addirittura Un’altra te di Ramazzotti, totalmente estemporanei. Inoltre vi sono personaggi secondari completamente inutili e di contorno, che non apportano nulla alla trama. Come ad esempio la collega gelosa di Yung-jok o l’amico di Glass. Che dire poi dell’artificio narrativo dei siparietti di Yung-jok che si rivolge direttamente al pubblico? A cosa dovrebbero servire, visto che le sue condizioni non gli consentono alla fine di essere presente a se stesso, figuriamoci a raccontare la sua storia?
Ma al di là di queste inezie formali, a far storcere il naso è un epilogo che invece di spingere sul dramma di una morte accertata, preferisce annaspare nel melodramma di una malattia vegetativa. Peccato perché tutto, dal viaggio all’estero di Glass all’imboscata contro il protagonista da parte del delinquente, innescata da una scena ammonitoria degna di nota, verte ad un finale tragico e disperato, alfine disatteso.
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