

In Walk Up, Byeong-soo (Kwon Hae-hyo), un regista cinematografico, accompagna sua figlia Jeong-soo (Park Mi-so), aspirante designer di interni, in un edificio di proprietà di Hae-ok (Lee Hye-young), affermata nel campo del design. Quest’ultima li guida in un tour della proprietà, che include un ristorante e uno studio di cucina nei primi due piani, il suo ufficio nel seminterrato, un appartamento al terzo piano e uno studio per artisti in cima. I tre chiacchierano e bevono amichevolmente, fino a quando una chiamata d’affari costringe Byeong-soo ad allontanarsi. Quando il regista torna, il posto è lo stesso, ma in un momento diverso, e Hae-ok lo invita al secondo piano.

Titolo Originale
탑 (tab)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Hong Sang-soo
Interpreti
Kwon Hae-hyo, Lee Hye-young, Song Seon-mi, Jo Yoon-hee, Park Mi-so, Shin Seok-ho
Corea del Sud, 2022, 98′

Walk Up di Hong Sang-soo è un saliscendi di considerazioni e flussi di pensieri ambientati su diversi piani spazio-temporali-multiversali confusi tra di loro.
Ne consegue che il disorientamento sia ciò che contraddistingue il nuovo bianco e nero di Hong Sang-soo. Non a caso l’alcol, che sia vino, whisky o soju, concorre non solo a disinibire i personaggi, ma ad ubriacare la stessa struttura narrativa, che passa inopinatamente da un segmento temporale all’altro. Anche la dimensione del sogno, o meglio del dormiveglia, rifà capolino in un film di Hong, quando Byeong-soo pensa a un dialogo confortante con Seon-hee (Song Seon-mi).
Come dice quest’ultima a Byeong-soo (solito alter ego di Hong Sang-soo), i suoi film risultano divertenti. Ma benché lei, come spettatrice, non si senta presa in giro, è proprio attraverso la manifestazione delle contraddizioni che irridono i propri personaggi, che Hong riesce a infondere un’ironia pungente.
Bersaglio di tale scherno è di sicuro il suo regista, che si affida alla religione dopo aver affermato che essa sia una costruzione umana dettata dalla paura. Lo è anche Jeong-soo, che si licenzia dopo aver litigato con una Hae-ok, alla quale aveva promesso concordia e remissività. Ma in fin dei conti, come dice Hae-ok, contraddittori lo siamo tutti, dentro casalinghi sobri e solitari e fuori brill(ant)i più genuini e estroversi.
Tramite Byeong-soo, Hong non le manda a dire anche al sistema cinematografico, governato da giovani neolaureati che pensano solo a rientrare degli investimenti. Ne consegue che progetti avviati possano essere abbandonati per questioni di bilancio, rendendo difficili trasferte e perfino presenze a retrospettive all’estero. Non manca poi la stoccata a una produzione che predilige trasposizioni cinematografiche di opere letterarie a urgenze autoriali, tipiche di Hong Sang-soo.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.