


In Chun Tae-il: A Flame That Lives On, Tae-il lavora al mercato di Pyeonghwa come assistente sarto sin dall’età di 16 anni. Col tempo si trova ad affrontare pessime condizioni lavorative che lentamente debilitano i suoi colleghi. Al fine di migliorare la situazione alza la sua voce per far applicare lo Statuto dei Lavoratori. Basato su un vero incidente, accaduto nel 1970, che ha portato significativi cambiamenti nello standard lavorativo della società coreana.

Titolo Originale
태일이 (tae-il-i)
Genere
Animazione, Biografico, Drammatico
Regia
Byun Young-kyu, Hong Jun-pyo
Sceneggiatura
Kim Kyeong-chan, Oh Seo-ro
Doppiatori
Jang Dong-yoon, Yeom Hye-ran, Jin Sun-kyu, Park Chul-min, Kwon Hae-hyo, Tae In-ho, Chung Ye-jin, Shin Jung-yoon, Kim Hee-jeong, Ahn Dong-goo, Kang Taeu, Lee Na-young
Corea del Sud, 2020, 99′

Chun Tae-il: A Flame That Lives On è un film d’animazione su un simbolo della lotta per i diritti del lavoro
Già con il superbo A Single Spark (1995), Park Kwang-su e Lee Chang-dong avevano trasposto cinematograficamente le vicende legate al martire delle rivendicazioni sindacali sudcoreano. Byun Young-kyu e Hong Jun-pyo ne riprendono il soggetto concentrandosi maggiormente sul suo background. La sensazione però è quella di trovarsi di fronte a passaggi superflui e contraddittori, benché utili alla costruzione eroica del personaggio. Come ad esempio l’incipit che sembra saccheggiato da Una tomba per le lucciole di Isao Takahata e che mal si coniuga con il prosieguo della narrazione in cui Tae-il si ricongiunge alla famiglia dopo averla chissà perché lasciata. C’è poi da considerare il fatto che seppur licenziato con il divieto di ripresentarsi a lavoro, il protagonista è sempre libero di muoversi all’interno del mercato di Pyeonghwa.
Al di là di tutto Chun Tae-il: A Flame That Lives On racconta con dovizia di particolari il clima instauratosi negli anni 70 con la dittatura di Park Chung-hee, pur senza mai nominarlo; un’epoca storica in cui si gettavano le basi del capitalismo moderno coreano sulla pelle dei lavoratori, in cui vi erano le leggi ma non le si applicavano. Chi lottava per i diritti veniva tacciato di attivismo filocomunista e polizia e organi di stampa assecondavano la via del profitto ad ogni costo. Emblematica, da questo punto di vista, la scena in cui Tae-il sogna di arringare una folla di finanziatori cercando di convincerli inutilmente ad investire sulla sua causa.
Neanche l’atto di immolarsi ardendo insieme allo Statuto dei Lavoratori impedì al governo di ignorare le rimostranze sindacali. E solo col tempo e la fine della dittatura esse vennero riconosciute, così come la figura storica di Chun Tae-il.


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