


In Project Silence, Jeong-won (Lee Sun-kyun) e sua figlia Kyeong-min (Kim Su-an) sono in viaggio verso l’aeroporto quando una fitta nebbia provoca un enorme incidente a catena sul ponte che porta all’aeroporto. Rimangono bloccati nel caos insieme a un gruppo di persone, tra cui un rozzo ma innocuo autista di carro attrezzi (Ju Ji-hoon), una golfista (Park Ju-hyun) e la sua caddy (Park Hee-von), e una coppia di anziani (Moon Sung-keun e Ye Soo-jung). La situazione peggiora quando cani militari geneticamente modificati vengono accidentalmente liberati dal loro veicolo di trasporto e iniziano a predare gli esseri umani, mettendo il gruppo in una terrificante situazione di vita o di morte.
Con il ponte bloccato, spetta a Jeong-won, aiutato dagli altri sopravvissuti, trovare un modo per superare la notte e scoprire la cospirazione dietro i cani.

Titolo Originale
탈출: PROJECT SILENCE (tal-chul: PROJECT SILENCE)
Genere
Azione, Catastrofico
Regia
Kim Tae-gon
Sceneggiatura
Kim Tae-gon, Kim Yong-hwa, Park Joo-seok
Interpreti
Lee Sun-kyun, Ju Ji-hoon, Kim Hee-won, Moon Sung-keun, Ye Soo-jung, Kim Tae-woo, Park Hee-von, Park Ju-hyun, Ha Do-kwon, Jang Gwang, Kim Su-an, Choi Jung-woo
Corea del Sud, 2024, 95′

Film catastrofista dalla scrittura talmente lineare da risultare prevedibile, Project Silence ha il difetto di mettere troppa carne al fuoco
Dopotutto, che il candidato alla presidenza Hyeon-baek (Kim Tae-woo) celi responsabilità nel progetto sui cani antiterrorismo lo si intuisce fin dall’inizio. Come si comprende la parabola di Jeong-won, interpretato dal compianto Lee Sun-kyun, qui in uno dei suoi ultimi lavori. Dapprima propenso a posporre gli interessi del suo candidato a quelli della cittadinanza, finirà come da copione a imporsi come alfiere dell’etica pubblica.
Tuttavia, a far storcere il naso è più che altro la concatenazione di eventi scollegati tra loro che sembrano unirsi coattivamente per concorrere allo spettacolo catastrofico. Non solo una fitta nebbia provoca incidenti a catena, tra cui un elicottero che provoca la caduta di parte del ponte. Ma abbiamo anche una fuga di gas tossico e soprattutto una fantasmagorica caccia all’uomo da parte di cani rabbiosi fuori controllo. Questi ultimi, fulcro del film, tanto da fornirne il titolo, non godono però di una giusta caratterizzazione. O almeno, ci si prova con il capo branco, ma non fino in fondo, lasciando a un potenziale sequel la possibilità di rendergli giustizia.
Per quanto riguarda i personaggi umani, al di là dei protagonisti, hanno il solo compito di dare colore e vivacità con le loro storie che lasciano il tempo che trovano, come quella della coppia d’anziani di cui neanche il sacrificio colpisce più di tanto. Anche se bisogna ammettere che il golf (come il tiro con l’arco in The Host) e il furto d’auto trovano il giusto utilizzo nell’economia del film.


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