

In Officer Black Belt Lee Jeong-do (Kim Woo-bin) è un giovane appassionato di sport da combattimento. Un giorno aiuta un agente di polizia in difficoltà mentre viene aggredito da un criminale in libertà vigilata. La sua impresa desta l’interesse di Kim Seon-min (Kim Sung-kyun), ufficiale di sorveglianza che monitora elettronicamente i delinquenti. E questi gli propone di diventare un’agente di arti marziali che entri in azione ogni volta che un prigioniero violi le condizioni della libertà vigilata.
Il ragazzo accetta l’offerta e tutto sembra filare liscio per lui, finché ha il compito di sorvegliare Kang Gi-joong (Lee Hyun-geol), un pedofilo estremamente pericoloso anche per un campione di arti marziali come Jeong-do.

Titolo Originale
무도실무관 (mu-do-sil-mu-gwan)
Regia e Sceneggiatura
Kim Joo-hwan
Interpreti
Kim Woo-bin, Kim Sung-kyun, Lee Hae-young, Kim Ji-young, Kang Hyung-suk, Kim Yo-han, Cha Wang-hyun, Park Ji-yeol, Lee Hyun-geol, Kim Yool-ho, Son Sang-yeon, Lee Joong-ok
Corea del Sud, 2024, 109′

Il regista di Midnight Runners torna a dirigere con Officer Black Belt un action-comedy con protagonisti dei giovani aspiranti giustizieri
Azione e umorismo non mancano neanche stavolta, con un atletico Kim Woo-bin particolarmente a suo agio nelle scene di lotta. Oltre a risultare naturali e spettacolari, queste ultime appaiono anche particolarmente efferate. Ed è un po’ il leitmotiv di un film che cerca di coniugare l’intrattenimento alla crudezza dei temi trattati, risultando spesso superficiale. Soprattutto se non si approfondisce l’argomento trattato da tutte le sue prospettive.
Per quanto si cerchi di presentare dei criminali che necessitino di attenzioni correttive, questi il più delle volte non fanno che giustificare l’odio cieco di una folla che non li vuole, a ben ragione, nel proprio territorio. E lo stesso lavoro degli agenti di sorveglianza pare inutile quando il messaggio che si cerca di far passare è di far marcire per sempre in galera una feccia irredimibile.
Altro elemento poco calibrato è il carattere da buddy movie, che più buddy non si può. Non tanto tra Jeong-do e i suoi amici, che anzi, aggiungono quel pizzico d’avventura amatoriale che non guasta. Ma è soprattutto con Seon-min che Jeong-do instaura un rapporto fin troppo amichevole, in cui il superiore è sempre disponibile e condiscendente.
Non che si cerchi la complessità in un prodotto del genere, ma neanche dei personaggi bidimensionali, o senza macchia o senza vergogna.


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