


In People and Meat lo scapolo ottantenne Woo-sik (Jang Yong) si sveglia presto ogni mattina per raccogliere cartoni per strada e rivenderli. Non può permettersi la carne, ma compra un cartone di latte e ne dà un po’ al suo gatto. Mentre è in giro, litiga con il coetaneo Hyeong-joon (Park Geun-hyung) per il diritto su un cartone, e la loro rissa rovina il banco di verdura della settantaduenne Hwa-jin (Ye Soo-jung). Hwa-jin li rimprovera dicendo di smetterla, perché poi la gente dirà che gli anziani fanno sempre brutta figura. Poco dopo, Hyeong-joon vede alcuni anziani che giocano e si divertono insieme, passando il tempo in compagnia. Quando incontra di nuovo Woo-sik, lo invita a casa sua. Entrambi vivono da soli e in ristrettezze economiche: Woo-sik ha un calzino bucato, Hyeong-joon ha un fornello in cucina ma, quando si vive soli, conviene usare il fornellino a gas portatile.
Hyeong-joon è vedovo e ha due figli, il maggiore in Brasile e l’altro in Francia, che gli fanno visita ogni tre anni. Raccoglie scatole perché la casa è tutto ciò che ha e non ha altre entrate per pagare tasse e bollette. Nessuno dei figli gli manda soldi. Gliene danno solo quando vengono a trovarlo, ma non bastano a coprire le spese. Hyeong-joon invita Woo-sik per un caffè, ma Woo-sik chiede da mangiare. Hyeong-joon gli offre del cibo, ma non ha la zuppa perché costa troppo. Woo-sik, allora, propone di preparare una zuppa di manzo e si occupa di procurarsi la carne rubandola al macellaio. Hyeong-joon compra le verdure da Hwa-jin e, sapendo che lei sa cucinare, la paga per venire a cucinare e mangiare con loro. Così i tre diventano amici.
Una sera Woo-sik li porta al ristorante, offrendo loro della carne
Dopo aver mangiato, però, confessa di non avere un soldo. Dice a Hwa-jin di andare in bagno per poi uscire dal retro e recarsi alla metropolitana. Mentre invita Hyeong-joon a uscire per fumare una sigaretta. Subito dopo Woo-sik li raggiunge scappando via di soppiatto senza pagare. Hwa-jin si arrabbia per il comportamento illecito, ma alla fine si sono divertiti. E ripetono la stessa tattica per le sere seguenti.

Titolo Originale
사람과 고기 (sa-ram-gwa go-gi)
Genere
Drammatico
Regia
Yang Jong-hyeon
Sceneggiatura
Lim Na-moo
Interpreti
Park Geun-hyung, Jang Yong, Ye Soo-jung, Jung Chan-young, Kim Sung-oh, Ryu Sung-hyun, Oh Tae-kyung, Woo Mi-hwa, Yoon Jeong, Lee Seung-joon
Corea del Sud, 2025, 106′

People and Meat è uno sguardo sulla vecchiaia nella Corea del Sud, sospesa tra resistenza quotidiana e solitudine.
Yang Jong-hyeon, insieme alla sceneggiatrice Lim Na-moo, confeziona una tragicommedia che è molto più di una semplice storia di evasione gastronomica. La pellicola segue le vicende di tre anziani ai margini della metropoli di Seoul. La loro esistenza è fatta di stenti, di solitudine e del peso opprimente di un sistema (famliare e istituzionale) che sembra averli dimenticati. Condividono un desiderio semplice, quello di sedersi a un tavolo e gustare un pasto caldo di carne, un lusso che le loro magre entrate non possono concedere. È in questo contesto che il film innesta la sua scintilla di caotica vitalità: Woo-sik, l’astuto istigatore, convince gli altri a unirsi a lui in un’impresa tanto semplice quanto illecita, lo “scappare senza pagare”.
I protagonisti non sono semplicemente dei vecchi eccentrici, ma figure che vivono ai margini di un sistema che non li sostiene più. Sono i relitti silenziosi di un boom economico che ha trasformato le gerarchie sociali, rendendo spesso invisibili gli anziani. E proprio l’invisibilità, in questo contesto, si trasforma nella loro arma più potente: chi fa caso a un gruppo di anziani che si alza da un tavolo? D’altronde è una società che si aspetta dalla terza età il nascondersi finché muore, come replica Hwa-jin al nipote Soo-won (Jung Chan-young). Anche se quest’ultimo, come il motociclista che taglia la strada a Woo-sik per poi aiutarlo, è tutt’altro che il giovane viziato approfittatore che ci si aspetta.
PEOLE AND MEAT gioca con le false aspettative per non mostrare una dicotomia manichea tra buoni e cattivi.
Come ad esempio accade per i figli di Hyeong-joon, che hanno le loro buone ragioni per non voler vedere più il padre. Anche il proprietario del locale che li denuncia e il giudice che li condanna a multe che non possono permettersi hanno ragioni legali che lo stesso Woo-sik non nega. Tuttavia hanno la colpa di vedere gli anziani con il filtro di una società che pretende da loro integrità, senza però rendersi conto delle condizioni che li hanno spinti a dare il “cattivo esempio”. Ovviamente non ci si può aspettare empatia da un giudice più che benestante, ma in pochi vedono il loro futuro di stenti specchiandosi nei tre anziani.
Intanto il presente è composto da nuclei familiari atomizzati, con genitori anziani lasciati barcamenarsi in solitudine tra cartoni raccolti e verdure vendute. E quando non si hanno più forze, sostegno e motivazioni per continuare a vivere, ci si lascia addirittura morire d’inedia, come accade all’amico di Hyeong-joon, che risparmia soldi solo per potersi pagare il funerale.
La carne, allora, smette di essere un semplice alimento e diventa il centro simbolico di tutto il racconto. Non è tanto ciò che si mangia, ma ciò che rappresenta: dignità, convivialità. La zuppa di manzo preparata insieme assume quasi un valore rituale, un momento in cui i tre si riappropriano di una dimensione comunitaria che la società ha progressivamente sottratto loro. Ciò che importa a Hyeong-joon è trascorrere la giornata insieme, come fanno gli anziani che vede malinconico all’inizio. E ciò che importa a Woo-sik è continuare a vivere al massimo sapendo che non ha più nulla da perdere. Che questo gesto debba passare attraverso il furto o l’inganno non serve a giustificarli, ma a far comprendere quanto sottile sia il confine tra legalità e sopravvivenza quando si è spinti ai margini.
In definitiva, People and Meat non è solo una commedia sulla vecchiaia o un apologo sulla povertà.
È un film sulla fame, ma non solo quella di cibo: fame di compagnia, di brividi, di una vita che ancora merita di essere vissuta. La scelta finale di intitolare Giovinezza la poesia di Woo-sik non è un paradosso. Hwa-jin pensa che s’intitoli “Invecchiare da soli”, poiché Woo-sik non fa altro che descrivere la sua vita da giovane tormentato. Ma In realtà, quei versi non parlano di una resa alla solitudine, bensì del contrario. Raccontano un desiderio ostinato di sciogliersi nelle risate, di scaldare un cuore che si rifiuta di diventare freddo, di aprire gli occhi ogni mattina e riconoscere che la luce del sole cade uguale su tutti.
People and Meat suggerisce che la giovinezza evocata dal titolo della poesia non è un’età perduta, ma una tensione ancora presente, un impulso a desiderare qualcosa nonostante la stanchezza, la fame, la vergogna e la miseria. È questa ostinazione a sentire, a volere, a cercare calore umano che rende Woo-sik, Hyeong-joon e Hwa-jin più vivi di quanto la società che li circonda sia disposta ad ammettere. Quando la poesia viene riletta dopo la sua morte, non suona come il ricordo malinconico di ciò che è stato, ma come la prova che, fino all’ultimo, Woo-sik ha continuato a cercare un motivo per non smettere di sentirsi vivo.


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