


Documentario su dieci anni di intromissione dello Stato nel quinto potere sudcoreano, Criminal Conspiracy è ambientato tra la fine del governo Roh Moo-hyun e l’elezione di Moon Jae-in, in cui si sono succedute le amministrazioni di destra di Lee Myung-bak e Park Geun-hye.
In seguito alla trasmissione di servizi d’inchiesta che compromettevano figure vicine a Lee Myung-bak, la TV pubblica KBS fu costretta a cambiare il CEO con un altro direttore filogovernativo. Inoltre, giornalisti scomodi vennero licenziati o dequalificati. Stessa sorte capitò ad altre reti come SBS e MBC, quest’ultima, società in cui lavorava lo stesso regista Choi Seungho, in veste di produttore. La situazione non migliorò con il governo corrotto di Park Geun-hye, che continuò ad avvalersi di un’informazione asservita e non libera.

Titolo Originale
공범자들 (gong-beom-ja-deul)
Genere
Documentario
Regia
Choi Seungho
Sceneggiatura
Jeong Jae-hong
Interpreti
Choi Seungho, Lee Myeong-park, Kim Jae-cheol, Kim Jang-gyeom, Go Dae-yeong
Corea del Sud, 2017, 105′

In Criminal Conspiracy, il regista Choi Seungho documenta dieci anni di controllo dei governi conservatori sulla televisione pubblica.
Come conclude il produttore nel suo documentario, dal 2008 al 2017 circa 300 giornalisti sono stati licenziati o sottoposti ad azioni disciplinari. 80 di loro hanno fatto causa e 71 l’hanno vinta. Choi Seungho è uno di quei soggetti coinvolti e la sua disamina non può che essere estremamente personale e sentita. Tant’è che, pur giustificate dall’impossibilità di concordare appuntamenti per le interviste, le sue imboscate, al limite della molestia, incutono nel suo interlocutore un mutismo dettato dalla paura. Tale tecnica “alla iena” ha il mero risultato di instillare nello spettatore una sterile indignazione. Inoltre, non consente di “sentire l’altra campana” e di avere una visione approfondita della questione affrontata.
Per il resto, la documentazione degli scioperi dei giornalisti e degli scandali che coinvolgono membri del governo e loro funzionari bastano e avanzano per constatare lo stato di degrado in cui versa la libertà di informazione in Corea del Sud.
Se Roh Moo-hyun non chiamò mai al telefono il procuratore generale o il CEO della KBS per non compromettere l’equilibrio dei poteri, Lee Myung-bak instaurò invece un meccanismo di pressione politica su entrambi i soggetti. Innanzitutto fece scattare, per mano dei procuratori della repubblica, mandati d’arresto per produttori e giornalisti che lavoravano su inchieste relative a leggi e funzionari del governo. Secondo poi sostituì i vertici aziendali di KBS, SBS e MBC con personaggi a lui vicini che mai avrebbero osato indagare sul governo, o parlarne in toni che non fossero celebrativi.
Tuttavia, tale sistema, insostenibile sulla lunga distanza, esplose nelle mani di Park Geun-hye. Vicende come ad esempio lo scandalo Choi Soon-sil e la pessima gestione della comunicazione nel naufragio del Sewol aprirono la strada al suo impeachment. Non prima però che la KBS e le altre emittenti esagerassero nell’insabbiamento di fatti che non potevano essere ignorati.
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