


In Following, l’agente immobiliare Jeong-tae (Byun Yo-han) entra furtivamente nelle case di potenziali clienti per spiare le loro abitudini. Un giorno, un volto sconosciuto nella zona cattura la sua attenzione: So-ra (Shin Hye-sun), una star di Instagram, che inizia a pedinare continuamente.
Il caso vuole che So-ra lasci la chiave del proprio appartamento nell’agenzia di Jeong-tae al fine di venderlo, e lui ne approfitta per visitarlo ogni volta che ne ha l’opportunità. Finché un giorno Jeong-tae trova il cadavere coperto di sangue di So-ra sdraiato sul divano. Sconvolto e timoroso di essere sospettato, Jeong-tae non riesce a chiamare la polizia per denunciare l’accaduto. Ma quando ritorna poche ore dopo con dei potenziali acquirenti, il corpo di So-ra è scomparso.
Pochi giorni dopo, Jeong-tae riceve un biglietto rosso con scritto: “Sei stato tu, vero?”. Inoltre tutte le prove indicano che Jeong-tae sia il colpevole. Riuscirà a scoprire il vero assassino e a scagionarsi?

Titolo Originale
그녀가 죽었다 (geu-nyeo-ga jug-eott-daa)
Genere
Thriller
Regia e Sceneggiatura
Kim Se-hwi
Interpreti
Byun Yo-han, Shin Hye-sun, Lee El, Yoon Byung-hee, Park Ye-ni, Ji Hyun-joon, Jang Sung-bum, Shim Dal-gi, Park E-hyun, Cho Yu-jin, Yun Seul, Park Myung-hoon
Corea del Sud, 2022, 103′

Tra commedia e thriller, Following è una crasi tra lo stalkeraggio e l’engagement da social, latori entrambi di devianze comportamentali.
Un po’ per le musiche sbarazzine, un po’ per la presentazione goliardica del personaggio interpretato da Byun Yo-han, in Following ci troviamo almeno inizialmente a una vera e propria commedia. Il tono leggero serve ad ogni modo soprattutto a presentare in ottica minimizzante la pratica viziosa del protagonista, per poi caricarla della giusta gravità nel finale colpevolizzante.
Curiosamente non è solo l’eroe a diventare un antieroe, ma ogni personaggio. A cominciare dalla villain, che maschera il proprio stato di necessità con un’apparenza ingannevolmente angelica e “acchiappalike” volta ad arricchirla. E non sono da meno le sue stesse vittime, tutt’altro che stinchi di santo. Solo la detective Yeong-joo (Lee El) compie il suo ruolo di giustiziere senza macchia e senza paura.
Il thriller scorre via tra colpi di scena più o meno prevedibili e un’architettura dell’inganno molto articolata. Tuttavia a colpire sono soprattutto i comportamenti tossici che si instaurano sia nella vita reale che in quella virtuale. Entrambi poi alimentati dalla smania di conoscere senza mettersi in gioco, di spiare rimanendo nell’anonimato.
E non che sia il romanticismo a scatenare tali devianze, ma piuttosto l’ansia di avere successo ad ogni costo. Se infatti Jeong-tae pedina la clientela per conoscerla meglio e guadagnarne in reputazione, So-ra scopre un metodo per crearsi una nuova identità che le consenta di guadagnarsi da vivere manipolando la credulità dei propri follower.


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