


In Love Reset, Jeong-yeol (Kang Ha-neul) e Na-ra (Jung So-min) si sposano nonostante l’opposizione dei propri genitori. Tuttavia, la convivenza tra i due diventa col tempo insostenibile e decidono, di comune accordo, di divorziare. Prima che venga messo tutto nero su bianco, devono però attendere 30 giorni di periodo di eventuale ripensamento, previsto dal tribunale civile.
Nonostante siano fermi nel loro intento, Jeong-yeol e Na-ra subiscono un incidente stradale in cui perdono entrambi la memoria. Affinché il divorzio si compia, i genitori della coppia obbligano i figli a convivere insieme, in modo che ricordino l’odio che provavano l’uno verso l’altra.

Titolo Originale
30일 (30-il)
Regia
Nam Dae-joong
Sceneggiatura
Bang Gi-cheol, Nam Dae-joong
Interpreti
Kang Ha-neul, Jung So-min, Jo Min-soo, Kim Sun-young, Hwang Se-in, Yoon Kyung-ho, Lee Sang-jin, Won Woo, Song Hae-na, Uhm Ji-yoon, Im Chul-hyung, Jeon No-min, Tae In-ho
Corea del Sud, 2023, 119′

Commedia romantica brillante e spassosa, Love Reset gioca ottimamente con i cliché del genere, prendendoli in giro, sebbene desti qualche perplessità nel finale.
Non a caso Na-ra è una produttrice cinematografica, e durante una ripresa del film a cui sta lavorando, fa notare al regista quanto sia innaturale il dialogo tra i due attori in scena. Ma è tutto il film ad essere tempestato di considerazioni metacinematografiche. A cominciare dal medico, che ricava le sue terapie dai luoghi comuni dei drama da cui sembra uscire egli stesso, con il suo sorriso confortante. Per non parlare di quando Gi-bae (Yoon Kyung-ho) invita Jeong-yeol a rimembrare flashback che raggiungano il climax. O di quando Yeong-ji (Uhm Ji-yoon) fa notare al protagonista che bastava telefonare all’amata per convincerla a non partire. Dopotutto non siamo più nella dinastia Joseon, e non occorrono pertanto corse all’ultimo secondo, tipiche dei film romantici.
Nam Dae-joong non solo prende in giro tali consuetudini, ma lo fa anche con stile, ironizzando sui tempi, che da romantici, diventano comici. Come quando ad esempio Jeong-yeol si confessa all’aeroporto con una musica d’accompagnamento, che da extradiegetica si rivela in realtà diegetica (proviene dagli auricolari di una Na-ra che non ascolta il discorso affatto spontaneo del protagonista).
Ad impreziosire il tutto ci pensa poi un ritmo serrato e un cast di tutto rispetto. Jo Min-soo e Kim Sun-young interpretano le madri, ognuna insofferente a proprio modo nei confronti, rispettivamente, di genero e nuora. Mentre Hwang Se-in funge a volte da ironico commento canoro, altre da spalla comica. Ma sono soprattutto i due protagonisti, Kang Ha-neul e Jung So-min, a risultare ben assortiti (nonostante e grazie alle reciproche idiosincrasie tra i loro personaggi) e carismatici.
Peccato per il finale che dà la sensazione di essere un po’ raffazzonato.
In fondo Jeong-yeol conserva soprattutto brutti ricordi, e non è chiaro se il regista voglia far intendere che l’amore si basi soprattutto sulla loro accettazione. E comunque neanche una scena post credit (delle tante e inutili inserite) è dedicata alla memoria di Na-ra, che non si sa se e quando ritornerà, e che effetti sortirà sul destino della coppia. Ciò nonostante, il lieto fine è servito.


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