


In No Parking, Yeon-hee (Ryu Hyun-kyung) è una donna la cui vita sembra essersi progressivamente complicata. Un tempo aveva un buon lavoro. Poi si è sposata, ha lasciato tutto per seguire il marito all’estero. E dopo il divorzio si è ritrovata sola, con un impiego precario a tempo determinato e una situazione economica fragile. Anche la richiesta di un prestito le viene respinta proprio per la mancanza di stabilità lavorativa.
Ogni sera, rientrando a casa, Yeon-hee deve affrontare una piccola ma estenuante battaglia quotidiana: trovare il modo di parcheggiare davanti al proprio appartamento. Spesso l’accesso è ostruito da un’auto parcheggiata male. Una sera, dopo aver bevuto con i colleghi, chiede alla proprietaria dell’auto, Jeong Mal-sook (Jang Hee-jung), una donna scorbutica e scontrosa, di spostare il veicolo. Mal-sook lo fa controvoglia e le fa notare che ha bevuto, ma non la denuncerà.
Nel frattempo, al lavoro, Yeon-hee viene ritenuta responsabile della perdita di una commessa. Il manager Kim Hae-cheol (Kim Jang-won), che sembra provare un interesse personale per lei, la consola, le promette di aiutarla a ottenere un contratto a tempo indeterminato e comincia a scriverle con insistenza, invitandola a uscire a bere e chiedendole favori sempre più personali. Yeon-hee, però, non ricambia.
Parallelamente, Lee Ho-joon (Kim Roe-ha), marito di Mal-sook, uccide la moglie dopo aver scoperto di essere stato tradito.
In seguito a una telefonata di Yeon-hee per chiedere di spostare di nuovo l’auto parcheggiata male, egli risponde al posto di Mal-sook. L’uomo si lamenta dei modi sgarbati di Yeon-hee, che a sua volta ribatte invitando la moglie a parcheggiare meglio la prossima volta.
Da quel momento, il parcheggio davanti a casa di Yeon-hee si libera con sorprendente facilità. Ma Ho-joon comincia a osservarla, a seguirla, e pretende da lei delle scuse per i modi bruschi con cui si è rivolta a lui. Intanto, il manager Kim Hae-cheol continua a tampinarla sul messenger aziendale. È sposato e con figli, ma si sente solo e fraintende il rispetto professionale di Yeon-hee per un’intesa più intima.
Una sera, il manager si presenta sotto casa di Yeon-hee in uno stato emotivo disperato. La sua insistenza spaventa la donna. Ho-joon, che osserva la scena, si presenta davanti a Kim Hae-cheol fingendosi uno zio di Yeon-hee e lo convince a salire in auto con lui.

Titolo Originale
주차금지 (ju-cha-geum-ji)
Genere
Thriller
Regia
Son Hyun-woo
Sceneggiatura
Lee Ji-ho-I
Interpreti
Ryu Hyun-kyung, Kim Roe-ha, Cha Sun-woo, Kim Jang-won, Jang Hee-jung, Kim Young-sun, Lee Jung-bin-I, Oh Chang-hoo, Jung Sang-hoon-I, Moon Hye-rin
Corea del Sud, 2024, 90′

No Parking è un thriller che si sviluppa da un banale alterco che sottende frustrazioni urbane
Una dice “parcheggia bene”, l’altro dice “rispondi educatamente”: due frasi che sintetizzano perfettamente il conflitto di genere che attraversa tutto il film. Un conflitto che trae origine da un evento minuscolo, quasi ridicolo: un’auto parcheggiata male. È da questa frizione quotidiana che il film costruisce un thriller che parla in realtà di tutt’altro: molestia, frustrazione sociale, potere maschile, precarietà economica e autodeterminazione femminile.
Il parcheggio diventa un dispositivo narrativo potentissimo. Non è solo un ostacolo fisico: è la rappresentazione concreta di una vita che non trova mai spazio. Yeon-hee non riesce a parcheggiare, così come non riesce a stabilizzarsi nel lavoro, a ottenere un prestito, a farsi rispettare dal superiore, a vivere con serenità nel proprio quartiere. Ogni uomo attorno a lei, il manager, il vicino, perfino il padrone di casa che valuta se vendere l’appartamento, esercita una forma diversa di pressione, controllo o giudizio.
No Parking riesce molto bene a mostrare come la minaccia non nasca all’improvviso, ma si costruisca per accumulo di micro-aggressioni: i messaggi insistenti del manager sul messenger aziendale, l’uomo che staziona sotto casa, la vicina scontrosa, le richieste di “essere più educata”, le allusioni, anche delle sue colleghe, sul suo comportamento “discutibile”. Tutto è apparentemente normale, perfino giustificabile. Ed è proprio questa normalità a rendere inquietante l’evoluzione degli eventi.
Uno degli aspetti più interessanti È che No Parking non punta tanto sulla suspense “classica”, a dire il vero quasi inesistente, quanto su un disagio progressivo, quasi sociale.
La regia sfrutta spazi stretti, parcheggi, ingressi condominiali, auto bloccate, per creare una sensazione di claustrofobia urbana. Non siamo nell’horror, ma in un thriller da condominio, da quartiere, da vita reale.
La figura di Ho-joon non è quella del folle imprevedibile, ma di un uomo che si percepisce come moralmente giustificato. Si definisce un “pulitore”, qualcuno che elimina le persone “svergognate”. La sua logica distorta nasce dal tradimento subito, ma si allarga a una visione misogina in cui uomini come il manager sarebbero la causa dell’”arroganza” femminile. Questo lo rende un antagonista disturbante non per ciò che fa soltanto, ma per come giustifica ciò che fa.
Parallelamente, il manager Kim Hae-cheol rappresenta un’altra forma di minaccia, più realistica e forse più riconoscibile: l’uomo sposato, solo, che interpreta la professionalità come interesse personale, che insiste, che invade lo spazio emotivo di una subordinata convinto di avere buone intenzioni. Il film mette così in scena due figure maschili molto diverse ma speculari: uno è un assassino, l’altro no, ma entrambi non rispettano i confini di Yeon-hee.
È qui che No Parking trova il suo sottotesto più forte:
A Yeon-hee viene chiesto continuamente di essere educata, comprensiva, accomodante, mentre gli uomini attorno a lei si sentono legittimati a occupare il suo spazio, fisico e psicologico. Ma lei, fortificata dal suo passato, è ben lungi dal lasciarsi sedurre (almeno se ne fosse capaci) e abbandonare. Ha imparato a cavarsela da sola e a bastare a sé stessa.
Perché Yeon-hee non è costruita come la classica vittima inerme del thriller di stalking. E quando reagisce, lo fa con determinazione, usando ciò che ha imparato dal fratello, ribaltando la dinamica di potere. E quella battuta finale, intimare all’uomo di parcheggiare bene, chiude il cerchio simbolico del film in modo ironico, ma profondamente significativo.
Interessante anche l’epilogo sociale: il capo villaggio che si attribuisce il merito del salvataggio mostra come, dopo tutto, la narrazione venga sempre riappropriata dagli uomini. E Yeon-hee non può farci niente, se non soprassedere, consapevole che non può cambiare il mondo, ma almeno può determinare il proprio destino.
In quanto alla tensione, questa non è sempre calibrata alla perfezione. Una volta rivelata la natura dell’antagonista, il film diventa piuttosto lineare. Ma è anche vero che No Parking non cerca il colpo di scena continuo: punta invece a costruire un thriller di frustrazione quotidiana, più psicologico e sociale che spettacolare.


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