


In Our Season Bok-ja (Kim Hae-sook) ottiene un permesso speciale dopo la sua morte. Può vedere per tre giorni sua figlia Jin-joo (Shin Min-a), una professoressa universitaria che vive in California. Contrariamente alle aspettative di Bok-ja però, Jin-joo vive in campagna, nella vecchia locanda della madre, cucinando manicaretti per gli avventori. Preoccupata per la scelta della figlia di rinunciare alla carriera per cui entrambe si sono sacrificate, Bok-ja scopre che Jin-joo si sente in colpa per non aver saputo mostrare affetto a una madre da cui si era sentita abbandonata.

Titolo Originale
3일의 휴가 (3-il-eui hyu-ga)
Genere
Drammatico, Fantasy
Regia
Yook Sang-hyo
Sceneggiatura
Yoo Yeong-ah
Interpreti
Kim Hae-sook, Shin Min-a, Kang Ki-young, Hwang Bo-ra, Cha Mi-kyung, Bae Hae-sun, Kim Hyun-soo, Park Ye-rin, Kim Joo-hun, Kim Ki-cheon, Jung Kyung-ho-I, Joo Seok-je
Corea del Sud, 2020, 105′

Our Season utilizza in maniera non del tutto convincente il genere fantasy per raccontare un rapporto madre-figlia segnato da un senso di colpa reciproco.
Soprattutto nel finale infatti, lo stratagemma narrativo alla Ghost non esplica tutte le sue potenzialità. Non traspare ad esempio sorpresa negli occhi di una Jin-joo che rivede la madre morta. Anche se il fatto che lei possa credere di sognare lo rende plausibile. Per non parlare poi delle ultime parole della madre, scritte su una pagina di diario che la figlia non legge, smorzando anche qui qualsiasi ipotesi di stupore.
Funziona invece la regola sadica e avventata della memoria cancellata nell’aldilà, che oltre a enfatizzare il sacrificio della madre, pone le basi per un invito da parte di Bok-ja a farsi cercare dalla figlia.
Per il resto, centrale in Our Season è più che altro il rapporto irrisolto tra una figlia che si sente abbandonata ora come in passato e una madre il cui senso di colpa ne provoca a catena un altro in Jin-joo. Quest’ultima infatti, dopo aver letto il diario della madre, addolorata per una figlia che non le risponde mai al telefono e le rinfaccia di non averla cresciuta, decide di riavvicinarsi a lei.
E lo fa attraverso l’arte della cucina, unico lascito imparato da una madre costretta ad affidarla alla famiglia dello zio per risposarsi con un uomo che avrebbe garantito alla figlia quell’istruzione di cui lei non aveva potuto godere.


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