


In Victory è il 1999 e, in un liceo dell’isola di Geoje, le ripetenti Pil-seon (Lee Hyeri) e Mi-na (Park Se-wan) sognano di diventare danzatrici professioniste. Tuttavia la scuola non offre loro un’area dedicata alla coltivazione del loro interesse. Finché un giorno arrivano a scuola due studenti provenienti da Seoul, il campione di calcio Dong-hyeon (Lee Chan-hyeong) e sua sorella Se-hyeon (Jo Aram). Quest’ultima soprattutto, ha una buona esperienza da cheerleader.
E siccome il preside ci tiene affinché la squadra di calcio del liceo possa farsi valere in campionato, Pil-seon e Mi-na, con l’aiuto di Se-hyeon, ne approfittano per ottenere il permesso di costituire un club di cheerleader che incoraggino i giocatori. In tal modo le due amiche sperano di potersi allenare nella danza.

Titolo Originale
빅토리 (bik-to-ri)
Regia
Park Beom-soo
Sceneggiatura
Kang Min-sun, Park Sung-hoon
Interpreti
Lee Hyeri, Park Se-wan, Lee Jung-ha, Jo Aram, Lee Chan-hyeong, Hyun Bong-sik
Corea del Sud, 2024, 120′

Coming of Age brillante, Victory è una commedia che profonde d’ironia e positività anche i momenti più tristi, grazie anche alla tenacia della protagonista.
Il merito è soprattutto di una Lee Hyeri formidabile nel caratterizzare una Pil-seon ruspante e che non si lascia mai abbattere. Tanto che quando il padre, interpretato da Hyun Bong-sik, le preconizza un futuro di bocconi amari, quali egli si trova ad ingoiare, lei reagisce andando incontro a quel futuro con la sicurezza dei propri mezzi. Sarà poi il padre a ricavarne un insegnamento, partecipando alle proteste del sindacato dei lavoratori che dovrebbe denunciare per conto del suo capo.
Quest’ultimo aspetto aggiunge al teen movie una valenza di denuncia socioeconomica da apprezzare, sebbene la s’incastri in un balletto il cui incoraggiamento è tutto da dimostrare. Nonostante infatti prima dei titoli di coda si riporti una dichiarazione sull’efficacia dell’incitamento, non vi sono particolari scelte di regia che dimostrino quanto i giocatori migliorino le prestazioni in base alle esibizioni delle ragazze pon pon.
Ad ogni modo, lo sprigionamento di brio delle cheerleader coinvolge tutti, perfino lo spettatore, contagiato dalla leggerezza che pervade ogni scena. Si pensi ad esempio alle pene d’amore del portiere della squadra (Jung-ha), talmente minimizzate da soffocare qualsiasi deriva romantica. E tutto sempre in funzione della descrizione di una protagonista, tanto backup dancer o cheerleader di supporto, quanto fautrice del proprio destino.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.