


In Stone Skipping Seok-goo (Kim Dae-myung) è un disabile intellettivo che gestisce una riseria. Un giorno incontra Eun-ji (Jeon Chae-eun), una bambina scappata di casa, ingiustamente accusata di essere una borseggiatrice. Dopo aver scagionato Eun-ji acciuffando il colpevole, Seok-goo stringe amicizia con la bambina, a cui offre il suo aiuto per ritrovare il padre. Tuttavia la Signorina Kim (Song Yoon-ah), che gestisce il centro per bambini abbandonati in cui Eun-ji è ospite, non vede di buon d’occhio il rapporto tra i due. Finché questo viene sconvolto per sempre a causa di un incidente foriero di fraintendimenti.

Titolo Originale
돌멩이 (dol-meng-i)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Kim Jung-sik
Interpreti
Kim Dae-myung, Song Yoon-ah, Kim Eui-sung, Jeon Chae-eun, Lee Joong-ok, Kim Jin-gon-I, Han Soo-hyun, Kim Young-jae, Kim Ki-cheon, Lee Jin-hee, Park Sung-il, Park Dae-won
Corea del Sud, 2018, 106′

Seppur retto da una sceneggiatura debole e incerta, Stone Skipping offre un approccio controverso sul rapporto tra fede incondizionata e constatazione empirica.
Sulle note di A Petal di Kim Choo-ja si apre e si chiude un film che, con l’omonimo capolavoro di Jang Sun-woo, ha in comune il tema dell’infanzia abbandonata e violata. Se nel prologo questa circonda il protagonista, amato dalla sua comunità, nell’epilogo quest’ultima lo ostracizza, condannandolo alla solitudine. Per arrivare a questo punto, tutto il villaggio viene accecato dal sospetto infamante che Seok-goo abbia tentato di stuprare la piccola Eun-ji.
Il regista fa di tutto per rendere plausibile il convincimento della signorina Kim. Per quanto la sua testimonianza oculare non accerti nulla di incontrovertibile, a suo favore gioca il trauma di Eun-ji, che tende a rimuovere ricordi brutti (il padre morto) e a mantenere quelli belli (le sue passeggiate con Seok-goo), rendendola inattendibile nella sua difesa di Seok-goo.
E a nulla valgono l’esito del processo che scagiona Seok-goo o la fiducia incondizionata di padre No (Kim Eui-sung), quando nessuno è disposto ad ascoltare. Soprattutto se a non essere degni di ascolto sono un disabile intellettivo e una bambina traumatizzata che si suppone confonda la realtà.
Tuttavia la signorina Kim ha l’occasione per quantomeno dubitare della sua convinzione fallace, individuando il vero cane rabbioso che turba i sogni della bambina. Ma inspiegabilmente questa insiste con il voler fare appello contro Seok-goo, e solo nel finale, senza alcuna ragione scatenante, viene colta dal dubbio.
Incomprensibile è anche il monito del prete verso Seok-goo di non avvicinarsi alla bambina per non farla andare in prigione, quando poi è egli stesso a consentirgli di vederla. E come è poetico il volo con la mente di Eun-ji verso Seok-goo, o l’albero delle bambole, appare inconcludente il finale, a cui non si chiede un ricongiungimento melodrammatico (comunque inserito in ospedale), ma neanche una chiusura pseudosimbolica del protagonista immerso nel lago.
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