

In Good News è il 1970 e un gruppo di terroristi giapponesi dirotta un aereo passeggeri di una compagnia giapponese in partenza da Tokyo. I terroristi comunisti rivendicano l’intento di far atterrare l’aereo verso la capitale della Corea del Nord, Pyongyang.
Nel frattempo, Park Sang-hyeon (Ryoo Seung-bum), il capo dei servizi segreti sudcoreani, ordina al disertore nordcoreano “Nessuno” (Sul Kyung-gu) di trovare un modo per controdirottare l’aereo. Quest’ultimo convince il controllore Seo Go-myeong (Hong Kyung) ad intercettare i terroristi affinché l’aereo dirottato atterri nella sudcoreana Gimpo, opportunamente camuffata da aeroporto nordcoreano. Ingannando i dirottatori e permettendo la liberazione degli ostaggi, Sang-hyeon si assumerebbe tutti i meriti per la risoluzione di una crisi internazionale.

Titolo Originale
굿뉴스 (gut-nyu-seu)
Genere
Commedia
Regia
Byun Sung-Hyun
Sceneggiatura
Byun Sung-Hyun, Lee Jin-sung-III
Interpreti
Sul Kyung-gu, Hong Kyung, Ryoo Seung-bum, Park Hae-soo, Kim Sung-oh, Takayuki Yamada, Kippei Shiina, Jeon Do-yeon, Park Young-gyu, Yoon Kyung-ho, Kasamatsu Show
Corea del Sud, 2025, 136′

Dopo l’ottimo Kingmaker, Byun Sung-Hyun torna con Good News a riflettere sulle dinamiche storico-politiche del suo paese in chiave irresistibilmente satirica
Iniziamo col dire che Good News è doppiamente una sorpresa. Innanzitutto perché è un film Netflix apparso dall’oggi al domani. Secondo poi perché esce dopo il dittico Kill Boksoon–Mantis, che sembrava segnare un irrimediabile declino artistico per il promettente Byun Sung-Hyun. E di arte in Good News ce n’è a volontà. Non solo nelle scelte registiche creative, metacinematografiche e mai banali che attirano la visione, ma soprattutto in una satira politica pungente e mai doma che non risparmia nessuno, neppure Jeon Do-yeon, in un breve cameo dove intepreta il personaggio più autoironico della sua intera carriera.
E ad essere messi alla berlina non sono solo i governi figli della guerra fredda (Repubblica di Corea e Giappone) che giocano a fare a gara a chi è più alleato con gli USA (anch’essi sbeffeggiati perché s’intromettono solo quando gli interessa) o con L’URSS, ma anche i loro antagonisti, obnubilati da ideologie contraddittorie. Emblematica la constatazione di un pilota giapponese sull’inevitabilità che il comunismo porti alla dittatura, visto che una democratica presa di decisione a maggioranza cozza con l’unanimità esatta da un leader che agisce per tutti. Come emblematica è la lotta psicologica di Go-myeong tra successo individualista e responsabilità.
Good News riflette anche sulla manipoliazione mediatica, visto che sin dall’incipit lo stesso film è un fantasticare su un episodio realmente avvenuto. Lo stesso cinema diventa camuffamento della realtà. E neanche i bloopers riescono a scalfire la sospensione dell’incredulità.


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