


I combattenti per l’indipendenza coreana utilizzano una rete di spie chiamate “Phantom“. Tra queste, Yoon Nan-yeong (Esom) ha il compito di uccidere il governatore generale giapponese in visita a un tempio Joseon. Tuttavia Nan-yeong riesce solo a ferire il governatore, prima di morire per mano di Kaito Takahara (Park Hae-soo), nuovo capo delle guardie.
Dopo aver indagato, Takahara riunisce cinque persone in un albergo isolato, che si erge su un dirupo. Ognuna di loro aveva accesso al messaggio in codice che informava dell’attentato al governatore. Phantom può dunque essere il crittografo Cheon Eun-ho (Seo Hyun-woo), il galoppino Lee Baek-ho (Kim Dong-hee), o Yuriko (Park So-dam), segreteria del vicegovernatore. Ma è chiaro fin dall’inizio che ad essere coinvolta direttamente sia l’impiegata Park Cha-kyeong (Lee Hanee). Anche se Murayama (Sol Kyung-gu) del dipartimento di polizia ha una discendenza coreana che lo pone in cima alla lista dei sospettati.
I cinque dovranno provare di essere innocenti o identificare il terrorista tra di loro, se vogliono sopravvivere. Altrimenti saranno torturati finché Phantom non sarà smascherato.

Titolo Originale
유령 (yu-ryeong)
Genere
Azione
Regia e Sceneggiatura
Lee Hae-yeong
Interpreti
Sol Kyung-gu, Lee Hanee, Park So-dam, Park Hae-soo, Seo Hyun-woo, Kim Dong-hee, Kim Joong-hee, Ko In-beom, Jo Ha-seok, Kim Jong-soo, Esom, Lee Joo-young, Kim Hye-ok, Seo Jin-won
Corea del Sud, 2023, 133′

Ispirato dal romanzo The Message di Mai Jia, Phantom è un’avvincente spy story che trasla la storia dalla resistenza sino-giapponese a quella nippo-coreana
Già Kuo-fu Chen e Qunshu Gao avevano trasposto cinematograficamente il romanzo con il buon The Message del 2009. Lee Hae-yeong (Believer, The Silenced) ne riprende il canovaccio per immergerlo nello stesso contesto storico del romanzo, dove il nemico è sempre l’imperialismo giapponese, ma a cambiare è il soggetto colonizzato.
L’adattamento è riuscito, anche per via del risaputo legame coatto instaurato dal governo giapponese, che intendeva civilizzare un popolo ritenuto inferiore ma affine allo stesso tempo. Concetti che vengono ripresi più volte nel film e sono radicati ormai nella memoria storica dei coreani.
Murayama è l’esempio plastico di quest’indottrinamento calato dall’alto che cancella l’identità del colonizzato. Figlio di un giapponese e di una coreana che si ribella, egli non esita ad uccidere addirittura la madre. Anche se sul personaggio, interpretato da un sempre convincente Sol Kyung-gu, il regista calca un po’ troppo la mano nel suo intento di dipingere ogni giapponese come un soldato che non si fa scrupoli ad uccidere un proprio subalterno pur di raggiungere il proprio obiettivo.
Licenze patriottiche a parte, Phantom si rivela essere una buona spy story dove non mancano i colpi di scena, sebbene chi sia Cha-kyeong lo si sappia fin dall’inizio. Originale poi la scelta di coinvolgere il personaggio in un rapporto saffico con un’altra combattente per l’indipendenza.
Non mancano poi scene d’azione, soprattutto al femminile, che donano ritmo al film.


Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.