


In The Childe, Marco (Kang Tae-ju) è un pugile kopino (filippino di origini coreane) che cerca di guadagnare soldi per provvedere all’operazione chirurgica della madre in fin di vita. Un suo conoscente (Justin John Harvey) gli propone di rapinare una gioielleria, ma in realtà gli tende un’imboscata. A salvarlo è Yoon-joo (Go Ara), una coreana che lo porta in ospedale prima che i suoi aggressori lo uccidano. Intanto il direttore della scuola per kopini (Lee Ki-young) informa Marco di essere riuscito a trovare il suo padre coreano che vive a Seul. Affinché quest’ultimo possa donargli i soldi per l’operazione della madre, Marco vola in Corea, dove ad attenderlo c’è il suo fratellastro (Kim Kang-woo). Tuttavia, un uomo misterioso (Kim Seon-ho) insegue Marco. Forse per ucciderlo?

Titolo Originale
귀공자 (gwi-gong-ja)
Genere
Azione
Regia e Sceneggiatura
Park Hoon-jung
Interpreti
Kim Seon-ho, Kang Tae-ju, Kim Kang-woo, Go Ara, Kwon Hyuk-hyun, Heo Joon-seok, Goo Seo-joon, Jeong Ra-el, Lee Gyu-won, Lee Ki-young, Ryoo Seung-moo, Justin John Harvey
Corea del Sud, 2022, 118′

Dopo Night in Paradise, Park Hoon-jung dimostra con THE CHILDE di essere ancora una volta l’alfiere dell’action coreano contemporaneo.
Non solo per le scene d’azione in sé, avvincenti sia nell’interminabile e corale caccia al topo che nelle mattanze del killer, ma anche per una sceneggiatura che alimenta curiosità tramite la sottrazione. The Childe inizia infatti a mostrare le proprie carte solo da 3/4 del film in poi. Prima invece, lascia lo spettatore in balia dello stesso smarrimento che è negli occhi del protagonista. Chi è il mandante del killer? Perché insegue Marco senza mai eliminarlo? Sono tutti pezzi di un puzzle da comporre senza nessuna fretta.
Questa tecnica elusiva tra l’altro si esplica efficacemente anche nelle soluzioni registiche, a partire da un incipit in cui l’azione è tutta in un impercettibile fuori fuoco che man mano diventa sempre più chiaro, culminando con un un fulmineo colpo d’accetta nell’occhio di chi guarda.
Di certo la sceneggiatura non è esente da difetti, in quanto sono prevedibili sia le buone intenzioni del killer che una parentela dubbia di una sorellastra attratta dal fratellastro. Per non parlare poi dello spazio dedicato alla talpa e al giornalista, utile più a mostrare la crudeltà del personaggio interpretato da Kim Kang-woo che ad avere un qualche ruolo nell’economia della storia.
Ma nulla di tutto ciò scalfisce il risultato finale. Anzi, l’ambiguità rende il killer ancor più affascinante di quanto già non lo sia con la sua (auto)ironia dissacrante.
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