


In Miss Fortune Lee Ji-hye (Uhm Jung-hwa) e sua figlia Joo-yeong (Bang Minah) sono due ladre professioniste. Convinta a fare un ultimo colpo per realizzare il sogno della figlia, Ji-hye cerca di rubare dei lingotti d’oro custoditi nella casa del collezionista d’arte pro-giapponese Park Gi-hyeong (Son Byung-ho). Al fine di intrufolarsi nell’abitazione, Ji-hye conquista il cuore di Wan-gyoo (Song Sae-byeok), il figlio di Gi-hyeong. Tuttavia il furto si rivela complicato, in quanto Kumiko (Kim Jae-hwa), la governante di Hi-hyeong sospetta di Ji-hye. Quest’ultima inoltre è ricercata da Hyeon-woo (Kim Sung-sik), un poliziotto interessato a Joo-yeong.

Titolo Originale
화사한 그녀 (hwa-sa-han geu-nyeo)
Regia
Lee Seung-joon
Sceneggiatura
Kim Woo-hyun
Interpreti
Uhm Jung-hwa, Song Sae-byeok, Bang Minah, Son Byung-ho, Kim Jae-hwa, Park Ho-san, Kim Sung-sik, Park Jin-woo, Jung Young-joo, Jo Han-joon, Kim Hyeong-woo
Corea del Sud, 2021, 121′

In Miss Fortune il caper movie è un pretesto per mettere in scena una commedia che sfrutti situazioni ironiche e il carisma dei protagonisti.
Dopotutto il colpo in sé ha poco di interessante e segue un copione già scritto. A fronte di un furto non andato a buon fine si organizza il buon esito dell’occasione della vita. A fornirla è un Song Sae-byeok che, come di consueto, nelle commedie offre sempre il suo solito personaggio ingenuo, impacciato e stralunato. Non che sia per forza un elemento negativo, ma finisce con l’essere ripetitivo, soprattutto per un attore che ha dimostrato in altri ruoli più drammatici di essere versatile.
Anche Son Byung-ho offre il suo contributo con l’Alzheimer del suo personaggio, che va e viene. Mentre l’interpretazione frizzante di Jung Young-joo (Mi-ja) fa da contraltare a quella più convenzionale delle due protagoniste. A brillare comunque sono alcune situazioni comiche ben costruite. A cominciare dal pedinamento di Gap-deok verso una Ji-hye che tenta di ingannarlo fingendosi una professoressa. Per non parlare di ironie delle sorti come il finto Alzheimer che diventa reale, o la restituzione allo Stato di beni destinati ad essere venduti in Giappone. In quest’ultimo caso si nota anche un certo rigurgito nazionalista contro l’ex colonizzatore.
Altre sequenze sono invece superflue e buttate lì, seppur ironiche. Si pensi ad esempio alla presentazione del poliziotto, che riabilita l’arma agli occhi del pubblico con la sua sola aitante presenza, per poi compiere un arresto da imbranato che necessita dell’aiuto delle due furfanti.


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