


In Hijack 1971 Tae-in (Ha Jung-woo) è un pilota dell’Air Force sudcoreana che riceve l’ordine di colpire il motore di un aereo di linea dirottato da un terrorista verso la Corea del Nord. Tuttavia Tae-in disobbedisce all’ordine, poiché a pilotare l’aereo c’è un suo amico e un suo attacco potrebbe provocare la morte dei passeggeri. Una volta atterrati in Corea del Nord, parte dei passeggeri vengono rimpatriati in Corea del Sud, dovendo subire il sospetto di essere diventati spie. Mentre altri, compreso l’amico di Tae-in, rimangono ostaggi del governo di Pyongyang per via delle loro competenze. Intanto l’aviazione licenzia Tae-in, che trova lavoro come pilota di aerei di linea.
Durante uno dei suoi voli, Tae-in cerca di portare i passeggeri a destinazione, se non fosse che tra questi vi è il giovane Yong-dae (Yeo Jin-goo), pronto a dirottare l’aereo verso la Corea del Nord.

Titolo Originale
하이재킹 (ha-i-jae-king)
Regia
Kim Sung-han
Sceneggiatura
Kim Kyeong-chan
Interpreti
Ha Jung-woo, Yeo Jin-goo, Sung Dong-il, Chae Soo-bin, Moon You-kang, Lim Hyeong-taek, Chung Ye-jin, Moon Woo-jin, Hong Jeong-hye, Jun Young, Byeon Hyo-joon, Seo Yeong-sam
Corea del Sud, 2024, 100′

Basato su una storia vera, Hijack 1971 drammatizza attraverso le dinamiche delle coincidenze il clima di caccia alle streghe durante la dittatura di Park Chung-hee
Sebbene l’incipit avvisi che gli eventi narrati siano alterati per esigenze drammaturgiche, si constata alla fine del film che, sia il dirottamento del 1969, che quello del 1971, sono davvero avvenuti, con minime differenze sul piano dell’adesione ai fatti storici. Ciò che sicuramente diverge è la figura del protagonista e del suo collega, che si ritrovano a distanza di anni a dover decidere se compiere le stesse scelte in situazioni simili e a ruoli invertiti.
Tali dinamiche esaltano l’eroismo di Tae-in, che oltre a sacrificarsi a salvaguardia dell’incolumità dei propri passeggeri, compie scelte estremamente difficili. La sua figura positiva è totalmente agli antipodi rispetto a quella di Yong-dae. Benché quest’ultimo abbia un background che giustifica la sua acrimonia, si fa davvero fatica a comprendere le sue scelte ad ogni modo scellerate.
Tuttavia la sua figura, come quella degli ostaggi rimpatriati e di quelli trattenuti in Corea del Nord, è utile per descrivere il clima di terrore che pervadeva la Corea negli anni 70. Chi valicava il confine, ed era altamente specializzato, poteva non far più ritorno a casa. Mentre chi veniva rimpatriato era sospettato di spionaggio sia dal governo che dalla popolazione, tanto da costringere il malcapitato a disertare dove da reietto potesse diventare un eroe.
Sul piano dello spettacolo da film catastrofico, Hijack 1971 non delude le aspettative, sebbene le minacce siano ordigni rudimentali che descrivono un po’ la Corea di quegli anni, ancora legata ai suoi retaggi rurali (la gallina), senza posti prenotati, ma in piena corsa verso la modernizzazione.


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