


In Homeward Bound, Soo-yeong (Lim Ho-jun) litiga con il figlio Jin-woo (Choi Hyun-jin) a causa del suo pessimo rendimento scolastico. Sua moglie Jeong-ha (Jang Young-nam) s’inalbera con lui per aver alzato le mani contro Jin-woo. E Soo-yeong esce di casa dopo averle fatto notare di essere a conoscenza di una sua relazione extraconiugale.
Mentre è alla guida della sua auto, Soo-yeong riceve una telefonata dalla moglie, che gli manifesta la propria volontà di divorziare. Preso dall’ira, Soo-yeong fa inversione e riprende la strada verso casa, ma per non investire un cerbiatto finisce fuori strada, perdendo la vita.
Anni dopo Jeong-ha, in odore di promozione nel liceo di Chuncheon dove insegna arte, si prende un periodo d’aspettativa per motivi di salute. Nello stesso momento Jin-woo (Ryu Kyung-soo), tornato dal Canada, dov’era andato a lavorare presso un istituto di lingue, viene a farle visita. Inoltre, ha portato con sé Jenny (Stephanie Lee), la fidanzata coreano-canadese che intende sposare.
Mentre Jeong-ha, il figlio e la futura nuora sono a casa a discutere dell’instabilità lavorativa di Jin-woo, che ha preferito licenziarsi dal suo impiego amministrativo per inseguire la carriera da youtuber, entra in scena Ji-seon (Ok Ji-young), ex istruttrice di yoga e coinquilina di Jeong-ha, ma anche sua amante segreta.
Successivamente Jenny riceve una telefonata dai suoi genitori, che gli comunicano di essere atterrati a Seul per affari, e che verrano presto a Chuncheon per trovarla. Arrivati a destinazione però, non riescono a trovare neanche una stanza d’albergo libera per via di un’imminente maratona. E sono così costretti a farsi ospitare a casa di Jeong-ha.
La momentanea convivenza è però spigolosa, poiché ognuno di loro ha segreti da nascondere e questioni familiari irrisolte che verrano presto a galla.

Titolo Originale
비밀일 수밖에 (bi-mil-il su-bakk-e)
Genere
Drammatico
Regia e Sceneggiatura
Kim Dae-hwan
Interpreti
Jang Young-nam, Ryu Kyung-soo, Park Ji-il, Park Ji-ah, Ok Ji-young, Stephanie Lee, Lim Ho-jun, Choi Hyun-jin, Jeong Yeon-sook, Hong Joo-won, Kim Bo-kyeong
Corea del Sud, 2023, 113′

Dopo The First Lap, Kim Dae-hwan torna con Homeward Bound a parlare di confronti familiari e generazionali in una Corea stretta tra esigenza di sistemarsi in una società competitiva e realizzazione dell’individuo
Come in un film di Hong Sang-soo il leitmotiv è più o meno sempre lo stesso che ricorre nella sua pur breve filmografia. Una coppia di fidanzati in odore di matrimonio visita i genitori per annunciare le proprie intenzioni. Purtroppo però Jin-woo trova difficoltà nel farsi accettare non solo dai futuri suoceri, ma dalla sua stessa madre. Tutto perché è insoddisfatto del proprio lavoro stabile ma non desiderato, e preferisce rischiare assecondando le sue passioni.
Dopotutto Jeong-ha lo ha educato a lottare per ottenere ciò che vuole, alla stessa stregua di come insegna ai suoi studenti. Eppure, appena ha il sentore che il figlio possa saltare nel buio, si comporta come il defunto marito. Dapprima gli rammenta quanti sacrifici abbia fatto per istruirlo, poi gli ricorda di aver sempre evitato le sfide non raggiungendo alcun obiettivo. In pratica gli fa pesare il fatto di deviare dalla via della sicurezza imposta dalla società competitiva che entrambi aborriscono.
Che è poi la stessa pretesa sociale patriarcale introiettata nei maschi adulti come il padre di Jin-woo e quello di Jenny.
Su entrambi grava il peso del ruolo del capofamiglia che lavora per realizzare non tanto sé stesso, ma la stabilità economica della propria prole. E quando i figli non rispondono come pretendono, alzano le mani contro di loro. Se non fosse che a frenarli vi sono le madri, custodi del focolare domestico, sacrificate anch’esse a un ruolo che non le identifica. Se la madre di Jenny rimpiange i tempi in cui si divertiva prima di sposarsi, Jeong-ha ha dovuto reprimere il proprio orientamento sessuale.
Tuttavia, a differenza di Soo-yeong e il padre di Jenny, ai quali crolla il mondo addosso appena recepiscono che le consorti vogliono divorziare, queste ultime prendono le redini del loro e dell’altrui destino. Tramite questa scelta chiudono il circolo vizioso della pretesa sociale a cui la stessa Jenny si oppone, rimarcando di essere libera di fare ciò che vuole della sua vita dopo aver svolto il compitino richiesto dal padre.
Ma in Homeward Bound è comunque Jeong-ha ad assestare il colpo più coraggioso al sistema. Il suo lesbismo, da fonte di esclusione sociale diventa grimaldello con cui scalfire l’inevitabile ostracismo sul posto di lavoro, ma lei è pronta alla sfida. Come lo è anche Jin-woo non solo nell’inseguire il proprio sogno, ma anche nell’affrontare con maturità i segreti nascosti da madre e fidanzata, proprio perché diverso dai maschi più adulti, appartenendo a una generazione scevra da concetti patriarcali.
Ad essere diretto a casa (da qui Homeward Bound), intesa non solo in senso di dimora, ma anche di riappacificazione con sé stessi, non è solo Jin-woo, ma anche il padre di Jenny.
Dopo aver aperto la lavanderia a secco in Canada con i soldi del padre, egli non li ha mai restituiti, provocando il suicidio del genitore. La sua vergogna è tale da aver timore di incontrare di nuovo la madre e da raccontare alla figlia che la nonna è morta.
Solo quando cadono l’uno dietro l’altro segreti e supposte dignità sociali, egli affronta le proprie paure, tornando per l’appunto a casa.


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