


Lobby segue la discesa morale di Yoon Chang-wook (Ha Jung-woo), un ingegnere idealista che ha progettato un sistema innovativo di ricarica per veicoli elettrici con caricatori interrati, invisibili in superficie. Anni prima aveva concepito un’idea simile ma “a vista”, che gli era stata sottratta e sfruttata dal potente imprenditore Son Gwang-woo (Park Byung-eun). Da allora Chang-wook è rimasto ai margini del settore, senza capitali e senza protezioni politiche.
Chang-wook tenta di proporre il suo nuovo progetto alla Mirae Motors, ma un incidente imbarazzante (rovescia del vino addosso al CEO) compromette subito l’incontro. È chiaro che nel mondo degli affari non basta avere l’idea migliore. Serve altro. Serve lobbying.
Poco dopo muore sua madre. Al funerale emergono elementi che incrinano ulteriormente la sua stabilità: una donna gli ricorda un debito di 2000 dollari che la madre non aveva mai saldato; la sorella lo accusa di appropriarsi dei soldi delle condoglianze. E in questo clima caotico compare Ho-sik (Uhm Ha-neul), un ragazzo eccentrico che gli propone apertamente di occuparsi di tutto il “lavoro sporco” e farlo sembrare pulitissimo. Al funerale si presenta anche Son Gwang-woo, che prova di nuovo a comprare l’idea di Chang-wook. Lui rifiuta, accusandolo di non avere alcun senso di responsabilità morale.
Ma subito dopo si rende conto che, senza finanziamenti e con le banche che gli chiudono le porte, l’unico modo per sopravvivere è fare esattamente ciò che disprezza: giocare sporco.
La gara d’appalto per i parcheggi elettrici è controllata di fatto da due persone: la ministra Cho Hyang-sook (Kang Mal-geum), mondana, ambiziosa e superficiale, e suo marito Choi Woo-hyun (Kim Eui-sung), direttore operativo, tecnocrate rigidissimo e orgoglioso, con l’ultima parola su ogni decisione tecnica. Son Gwang-woo corteggia apertamente la ministra attraverso il golf e le relazioni mondane. Chang-wook capisce che deve invece puntare su Choi.
Per avvicinarlo, Chang-wook organizza una partita di golf. E propone un contratto di sponsorizzazione a Jin Se-bin (Kang Hae-rim), una golfista professionista in crisi dopo una figuraccia televisiva, di cui Choi è un grande ammiratore. Choi, a quel punto, perde di proposito una sfida a golf contro Chang-wook per potersi ritrovare a giocare con Jin senza che sembri un favore concesso.
Intanto Chang-wook impara il golf in fretta, anche a barare, grazie all’aiuto di Ho-sik. E arriva il giorno della partita, che diventa il vero campo di battaglia del lobbying. Son continua a lavorare sulla ministra; Chang-wook lavora sul marito.

Titolo Originale
로비 (lo-bi)
Genere
Commedia
Regia
Ha Jung-woo
Sceneggiatura
Ha Jung-woo, Kim Kyeong-chan
Interpreti
Ha Jung-woo, Kim Eui-sung, Kang Hae-rim, Lee Dong-hwi, Park Byung-eun, Kang Mal-geum, Choi Si-won, Cha Joo-young, Park Hae-soo, Kwak Sun-young, Uhm Ha-neul
Corea del Sud, 2023, 106′

Lobby è una commedia corale che trasforma un campo da golf in un’arena politica dove si decidono appalti miliardari, carriere e destini personali.
Scritto, diretto, prodotto e interpretato dall’attore Ha Jung-woo, il film segna il suo ritorno dietro la macchina da presa dopo Fasten Your Seatbelt (2013) e Chronicle of a Blood Merchant (2015), e conferma il suo gusto registico per le storie corali, caotiche e satiriche. Qui Jung-woo costruisce una commedia che usa il lobbying come lente per osservare l’ipocrisia delle relazioni di potere. E lo fa scegliendo un terreno, quello del golf, che in Corea è uno spazio informale dove si prendono decisioni ufficialissime.
Non importa quanto un progetto sia promettente e degno di investimenti. Per ottenere l’appalto, così come per far carriera, occorre farsi conoscere, ingraziarsi chi di dovere, fingere accondiscenza, anche con i mezzi più discutibili. Ed è quello che si trova costretto malvolentieri a fare il protagonista. Fino a che, davanti allo sguardo giudice di un cervo testimone comprende di aver toccato un fondo, restituito plasticamente dal vomito di Jin.
Se in un campo ha luogo il travaglio etico di Chang-wook, nell’altro si dipana a specchio l’attività di lobbying di un invece spregiudicato Son, ingolfata da altre pratiche discutibili che coinvolgono una sarabanda di caratteristi, mossi da interessi personali.
È anche qui che Lobby manifesta la sua natura corale.
Una costellazione di personaggi secondari, tutti interpretati da volti molto noti del cinema e della TV coreana, crea un intreccio di sottotrame che rendono il film più una satira d’ambiente che una semplice storia individuale.
Emblematico è il personaggio del proprietario del campo da golf interpretato da Park Hae-soo, figura apparentemente laterale ma in realtà centrale nel meccanismo di potere. Il suo vero obiettivo non è il torneo né l’ospitalità agli ospiti illustri, ma ottenere dalla ministra la rimozione della green belt per poter ampliare il campo. Per farlo arriva a far intercettare conversazioni compromettenti tra la ministra e Son Gwang-woo servendosi di un prete, interpretato da Hyun Bong-sik, trasformando una figura religiosa in uno strumento di ricatto politico.
La moglie del proprietario, Da-mi (Cha Joo-young), svolge inizialmente lo stesso ruolo che il giornalista Park ha nell’altra partita di lobbying: fare da tramite, da presenza gradevole, da leva relazionale. Ma la situazione le sfugge di mano quando, complice l’alcol, finisce per amoreggiare con il suo ex, il divo Ma Tae-soo, interpretato da Choi Si-won, che era stato portato lì da Son proprio in ottica di lobbying perché gradito alla ministra, così come dall’altra parte Jin era stata invitata lì da Chang-wook perché gradita a Choi.
La degenerazione comica, tra ubriachezze, caddie fuori controllo e relazioni che saltano, è uno dei momenti in cui il film mostra al meglio la sua natura di farsa morale.
Un ruolo simile di “facilitatore relazionale” è affidato, come anticipato, al giornalista Park, interpretato da Lee Dong-hwi, che dovrebbe aiutare nelle manovre di avvicinamento al direttore Choi ma finisce per essere un elemento di caos, più che di controllo. Tutti credono di stare orchestrando una strategia sofisticata, ma in realtà la situazione sfugge continuamente di mano, ed è proprio in questo scarto che la commedia trova la sua forza.
A completare il quadro delle presenze illustri vi sono poi i cameo affidati a Kim Jong-soo nei panni del CEO della Mirae Motors e a Sung Dong-il come padre di Jin Se-bin.
Particolarmente riuscito è poi il trattamento del personaggio di Ho-sik. All’inizio sembra una figura quasi patetica, persino dannosa per il protagonista. In realtà, fin dal funerale, è l’unico ad aver capito perfettamente come funziona il sistema, e per tutto il film si rivela l’elemento più lucido in chiave lobbying. È lui a insegnare a Chang-wook non solo a barare a golf, ma anche nel gioco vero, quello delle relazioni opache, delle mezze verità e delle messe in scena. Il suo ruolo, apparentemente marginale, diventa fondamentale fino al finale ironico.
Tuttavia la coralità è anche sinonimo di caos, rendendo alcune dinamiche, soprattutto durante la presentazione dei personaggi, di non immediata lettura. Pregio del film invece è il saper mantenere un tono leggero e ironico per tutta la sua durata, senza drammi esasperati, pur restituendo un ritratto impietoso del mondo degli affari e della politica.


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