


In Forbidden Fairytale Dan-bi (Park Ji-hyun) è una giovane donna che sogna di diventare autrice di fiabe. Il suo desiderio nasce da una promessa fatta al padre, Kang-cheol, uno scrittore di favole per bambini morto prematuramente.
Per mantenersi e avere il tempo di scrivere, Dan-bi supera il difficile concorso per diventare funzionaria pubblica presso la Korea Communications Standards Commission, entrando nella prestigiosa Squadra Protezione Minori. Il dipartimento si occupa di monitorare e censurare contenuti online dannosi per i giovani, valutando pornografia, materiale osceno, violenza estrema e altri contenuti illegali.
L’impatto con il lavoro è traumatico. I colleghi passano le giornate visionando decine di video pornografici e contenuti disturbanti. Jeong-seok (Choi Si-won), impiegato veterano che sogna di trasferirsi a un altro reparto, soffre ormai di una profonda desensibilizzazione; Doo-won (Kwak Ja-hyoung) frequenta una clinica per la fertilità; Hee-cheol (Kim Chang-hwan) combatte attacchi di panico; Jin-kyeong (Kim Young-ah), l’unica altra donna della squadra, rischia addirittura di perdere l’affidamento dei figli a causa del proprio lavoro.
Mentre Dan-bi cerca disperatamente di continuare a scrivere fiabe, l’esposizione quotidiana a quel materiale inizia a deformare la sua immaginazione. Comincia a vedere allusioni sessuali ovunque, persino nelle normali interazioni quotidiane. I pupazzi della sua stanza, un tempo innocenti, assumono anch’essi comportamenti sempre più ambigui.
La situazione precipita quando, andando a lavoro in bicicletta, Dan-bi urta accidentalmente l’auto dell’editore di racconti erotici Hwang (Sung Dong-il).
L’uomo è in crisi: sta perdendo tutti i suoi autori a favore di Eroking, pseudonimo del suo ex pupillo Choong-gil (Park Geon-il). Inoltre la commissione in cui lavora Dan-bi ha vietato la distribuzione dell’opera di una sua scrittrice. Non potendo pagare i danni all’auto, Dan-bi accetta suo malgrado di scrivere racconti erotici per Hwang al fine di ripianare il debito e risollevare le sorti della sua casa editrice.
Convinta che “tutte le storie erotiche siano uguali”, inizialmente si limita a copiare e rielaborare testi altrui, persino affidandosi all’intelligenza artificiale per generare idee. Tuttavia i risultati sono mediocri e privi di anima.
L’incontro con l’autrice Ga-ram (Lee Si-el), una delle scrittrici di punta di Hwang, e le conversazioni con le amiche Chae-yeong (Hwang Se-on) e Jeong-hye (Seol Woo-in) la spingono a osservare le emozioni e i desideri reali delle persone. Ciò influenza il suo modo di scrivere e i suoi racconti iniziano a ottenere successo.
Tuttavia il suo sogno di diventare autrice di fiabe va in frantumi quando per sbaglio invia un suo racconto erotico a un concorso di fiabe per bambini e il suo editore Ha-neul (Lee Jeong-hyeong) l’abbandona di conseguenza.

Titolo Originale
동화지만 청불입니다 (dong-hwa-ji-man cheong-bul-ni-da)
Regia
Lee Jong-seok
Interpreti
Park Ji-hyun, Choi Si-won, Sung Dong-il, Park Geon-il, Hwang Se-on, Seol Woo-in, Park Chul-min, Kim Young-ah, Lee Si-el, Nam Joong-gyu, Lee Jeong-hyeong
Corea del Sud, 2024, 109′

In Forbidden Fairytale Lee Jong-seok utilizza la commedia romantica per parlare di censura e liberta’ creativa.
Forbidden Fairytale è uno di quei film che rischiano di essere fraintesi. L’apparenza è quella di una commedia sexy costruita attorno a equivoci, doppi sensi e situazioni volutamente sopra le righe. In realtà, sotto la superficie provocatoria, il film parla soprattutto di scrittura, creatività, censura, dignità artistica e difficoltà di distinguere i propri desideri autentici dalle aspettative ereditate dagli altri.
L’idea più interessante dell’opera non è l’erotismo, ma il contrasto continuo tra due mondi apparentemente incompatibili: quello delle fiabe e quello del sesso. Dan-bi si trova sospesa esattamente nel mezzo di questi universi. Da una parte c’è il suo immaginario infantile, popolato da personaggi fantastici e ricordi legati al padre; dall’altra c’è il lavoro che la costringe a confrontarsi ogni giorno con il lato più esplicito e degradato della sessualità online. Il film costruisce gran parte della propria comicità proprio sulla collisione di queste due realtà.
La sceneggiatura mostra una certa intelligenza nel rappresentare il lavoro della Squadra Protezione Minori.
Sarebbe stato facile limitarsi a una satira superficiale della censura, ma il film preferisce mostrare le conseguenze psicologiche di un mestiere che espone continuamente le persone ai contenuti più estremi del web. I colleghi di Dan-bi diventano quasi un catalogo degli effetti collaterali prodotti da quell’ambiente: chi soffre di attacchi di panico, chi ha problemi nella vita sessuale, chi vede compromessi i rapporti familiari e chi vive semplicemente in uno stato di esaurimento permanente.
La lettera di dimissioni di Jeong-seok sintetizza perfettamente questa situazione. Dietro la comicità del personaggio emerge un uomo consumato da anni di esposizione a materiale disturbante e da una routine lavorativa che sembra aver prosciugato ogni entusiasmo. È probabilmente uno dei personaggi meglio riusciti del film perché riesce a essere contemporaneamente una fonte inesauribile di gag (l’alzabandiera con una bottiglia di vetro sulle note della kubrickiana Così parlò Zarathustra di Strauss, il ghiacciolo morso da Dan-bi, la scena dell’ascensore) e una figura malinconica.
Choi Si-won sfrutta molto bene questa doppia natura. Gran parte dell’umorismo più sfacciato ruota attorno a lui, ma l’attore evita di trasformare Jeong-seok in una semplice macchietta. Dietro le esagerazioni resta sempre visibile un individuo frustrato, intrappolato in un lavoro che lo ha lentamente svuotato.
Anche Park Ji-hyun si dimostra perfettamente a suo agio nel ruolo principale. La sua interpretazione funziona soprattutto perché non cerca mai di rendere Dan-bi particolarmente brillante o eccezionale. Al contrario, il personaggio vive una lunga serie di errori, incomprensioni e illusioni che lo rendono profondamente umano. La protagonista passa gran parte del film convinta di sapere cosa vuole dalla vita, salvo scoprire progressivamente di aver costruito la propria identità attorno a un’idea che forse non le appartiene davvero.
Uno degli aspetti più riusciti di Forbidden Fairytale è il modo in cui affronta il processo creativo.
Dan-bi inizia considerando la letteratura erotica un prodotto meccanico e privo di valore artistico. La sua convinzione che tutte le storie del genere siano uguali rappresenta in realtà un pregiudizio che il film smonta poco alla volta. Quando tenta di scrivere senza coinvolgimento personale, limitandosi a copiare, assemblare o cercare scorciatoie, i risultati appaiono inevitabilmente sterili. E nell’uso di “Chat GFT” vi è un chiaro riferimento alla svilimento della produzione intellettuale.
In questo senso il personaggio di Hwang diventa quasi la coscienza artistica del film. Dietro l’atteggiamento rozzo e apparentemente opportunista si nasconde infatti uno dei pochi individui che prendono veramente sul serio la scrittura. La sua critica al plagio rappresenta uno dei momenti più significativi dell’opera. Per lui il problema non è il genere letterario scelto, ma l’assenza di autenticità, che Dan-bi ha in nuce ma si vergogna ad esprimere.
Il film insiste più volte su un concetto preciso: non esistono generi nobili e generi ignobili, esistono soltanto opere sincere e opere prive di anima. È una posizione che emerge continuamente nei dialoghi e che culmina nella critica all’ipocrisia di chi consuma narrativa erotica privatamente ma la condanna pubblicamente. Come ad esempio la direttrice del concorso o Ha-neul, inflessibile con Dan-bi ma col computer pieno di pop up pornografici. Il film non li giudica mai apertamente, ma utilizza queste situazioni per evidenziare quanto spesso la società tenda a demonizzare ciò che contemporaneamente consuma.
Dal punto di vista comico, Forbidden Fairytale adotta un approccio molto aggressivo.
Numerose gag si basano su doppi sensi visivi, fraintendimenti e allusioni continue. Come ad esempio l’audace split screen in cui da una parte Ha-neul chiama al telefono Dan-bi tirando fuori la lingua, e dall’altra il membro di Jeon-seok è sollecitato dalla vibrazione del telefono della protagonista. Se si eslcudono film come Casa Amor, Exclusive for Ladies non molte commedie si spingono oltre certi limiti imposti da una morale confuciana ricordata dal direttore della commissione verso la fine. D’altronde è la stessa Jeong-hye a sottolineare che il semplice termine threesome sia condsiderato un tabù in Corea.
Il film poi combina l’umorismo con la riflessione sul processo creativo della protagonista. Ad esempio con l’utilizzo delle animazioni CGI. I pupazzi che prendono vita rappresentano una materializzazione della mente di Dan-bi e diventano progressivamente un indicatore del suo cambiamento interiore. All’inizio incarnano il mondo delle fiabe e dell’infanzia; successivamente assorbono le influenze del nuovo ambiente in cui la protagonista è immersa. È una soluzione visiva semplice ma efficace, che permette al film di mostrare concretamente la trasformazione della sua immaginazione.
Nonostante il contenuto esplicito e il tono irriverente, il tema centrale rimane il rapporto tra genitori e figli.
Tutta la vicenda ruota attorno all’eredità lasciata dal padre di Dan-bi e al peso delle aspettative che ne derivano. La protagonista trascorre gran parte del racconto cercando di onorare una promessa, senza interrogarsi veramente su ciò che desidera per sé stessa.
La scoperta che il padre fosse una persona molto più complessa di quanto avesse immaginato costituisce uno dei momenti più significativi dell’intero film. Perché a legarlo al padre non è il reciproco autoinganno di dover conformarsi alle aspettative dell’altro, ma l’eredità di una passione che non ha nulla di immorale.
Da questo punto di vista il titolo assume un significato molto più ampio. Le “favole proibite” non sono semplicemente quelle a contenuto erotico. Sono tutte quelle storie che sfuggono alle categorie rigide con cui le persone cercano di definire sé stesse e gli altri.
Anche il conflitto tra Hwang ed Eroking risulta più interessante di quanto sembri inizialmente. In superficie è una rivalità professionale, ma in realtà rappresenta due idee opposte di narrativa erotica. Da una parte troviamo chi considera la scrittura una forma di immaginazione e rispetto verso i personaggi; dall’altra chi trasforma l’esperienza reale delle persone in materiale da sfruttare senza consenso.
Qui Forbidden Fairytale introduce uno dei suoi temi più maturi. La critica non è rivolta all’erotismo in quanto tale, ma al suo abuso, alla violazione della dignità altrui. È una distinzione importante, soprattutto perché arriva all’interno di una commedia che avrebbe potuto facilmente limitarsi alla provocazione.
Il problema principale dell’opera emerge però nella struttura narrativa.
Per gran parte della durata il film procede con calma, accumulando situazioni, sviluppando i personaggi (fin troppi) e costruendo gradualmente il percorso di Dan-bi. Ma mette anche diversa carne al fuoco, arrivando solo negli ultimi minuti a chiudere la vicenda di Eroking in maniera piuttosto goffa e sbrigativa.
Nonostante questo difetto, Forbidden Fairytale offre una riflessione sul seguire la propria strada. Dan-bi scopre che la vera maturità non consiste nel mantenere ostinatamente una promessa, ma nel comprendere se quella promessa continui ad avere un significato autentico. Alla fine non parla davvero di pornografia, né di fiabe, ma della libertà di accettare ciò che si è e di raccontare le storie che si desidera raccontare, indipendentemente da ciò che gli altri si aspettano da noi.


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