


In Exhuma, una ricca famiglia di origini coreane che vive a Los Angeles convoca la giovane sciamana Hwa-rim (Kim Go-eun) e il suo aiutante Bong-gil (Lee Do-hyun) per salvare il neonato erede maschio da una maledizione lanciata dall’antenato del capofamiglia, un collaborazionista pro-giapponese. Al fine di riesumare la salma di quest’ultimo e offrirgli una degna sepoltura che lo liberi dalla dannazione, Hwa-rim chiede aiuto al geomante esperto in feng-shui Sang-deok (Choi Min-sik) e all’impresario di pompe funebri Yeong-geun (Yoo Hae-jin). Dopo aver portato a termine il lavoro, i quattro però scoprono di aver dissotterrato, insieme al collaborazionista, una forza maligna sepolta dall’esercito giapponese all’epoca del colonialismo.

Titolo Originale
파묘 (pa-myo)
Genere
Horror
Regia e Sceneggiatura
Jang Jae-hyeon
Interpreti
Choi Min-sik, Kim Go-eun, Yoo Hae-jin, Lee Do-hyun, Kim Jae-chul, Kim Min-jun, Kim Byung-oh, Jeon Jin-ki, Jung Yun-ha, Kim Sun-young, Kim Ji-an, Park Jeong-ja
Corea del Sud, 2024, 134′

Campione d’incassi del 2024 in Corea del Sud, Exhuma è un horror che tenta di elevare il genere con suggestioni visive inusuali e implicazioni storico-identitarie.
Già nel 2015 con The Priests e nel 2019 con Svaha: The Sixth Finger, Jang Jae-hyeon si era cimentato in horror a tema religioso. Se con il primo esplorava l’esorcismo cattolico, con il secondo integrava quest’ultimo con il buddismo. In Exhuma invece il regista sceglie di dare centralità allo sciamanesimo autoctono, anche per risaltare l’eterna lotta nazionalista contro il colono giapponese.
Già dall’incipit in cui un’assistente di volo si rivolge verso Hwa-rim in giapponese, provocando la reazione stizzita di quest’ultima, si entra in un territorio di revanscismo, ancor più marcato dal passato antinazionalista dell’esumato. Ma è con il mistero ancor più sepolto in profondità, sia nello spazio che nel tempo, che si apre un vaso di pandora pieno di simbolismi che raccontano di un paese (tigre) diviso in due da un nemico (volpe) esistente ancor prima della Guerra di Corea, e da cui ci si può difendere solo tramite i riti autoctoni, espressione d’identità e indipendenza. Tuttavia, le scorie del passato persistono nella visione della sciamana, nella paura dell’impresario di pompe funebri e nella ferita non rimarginata del geomante. Occorre pertanto rimanere vigili poiché il male è ormai endemico e non si può estirpare dalla storia e dal suo ripetersi.
A colpire, oltre ai risvolti storico-identitari, è la cura per le suggestioni visive. Seppur non incutano spavento, si manifestano in sottrazione e contribuiscono ad ipnotizzare lo spettatore. Così come Sang-deok osserva inebetito le fiamme dello spirito maligno, lo spettatore assiste a soluzioni visive inusuali per il cinema coreano. Eccezion fatta per The Wailing di Na Hong-jin, di cui Exhuma ha moltissimi punti in comune.
Ad assicurare il successo di Exhuma è anche un cast di tutto rispetto.
A cominciare da un vero e proprio mostro sacro come Choi Min-sik, passando per il sempre versatile Yoo Hae-jin e una stella del Cinema sempre più consapevole dei propri mezzi come Kim Go-eun.


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