


In Bogota: City of the Lost Song Kook-hee (Song Joong-ki) e la sua famiglia si trasferiscono a Bogota, in seguito alla crisi economica del 1997, per ricominciare una nuova vita. Lì incontrano il sergente Park (Kwon Hae-hyo), un ex commilitone del padre, punto di riferimento per i commercianti coreani. Costui offre a Kook-hee di lavorare per lui come contrabbandiere. Ma ben presto il giovane tradisce Park per allearsi con Soo-yeong (Lee Hee-jun) e scalare le gerarchie. Tuttavia il suo successo scatena l’ira di Alejandro, il boss dei contrabbandieri colombiani, che vede il suo impero sgretolarsi e paga tangenti ai doganieri e alle autorità affinché ostacolino gli affari dei coreani.

Titolo Originale
보고타: 마지막 기회의 땅 (bo-go-ta: ma-ji-mak gi-hoi-eui ddang)
Regia e Sceneggiatura
Kim Seong-je
Interpreti
Song Joong-ki, Lee Hee-jun, Kwon Hae-hyo, Park Ji-hwan, Cho Hyun-chul, Kim Jong-soo, Kim Tae-baek, Juana Del Rio, Crystal Aparicio, Im Sung-jae, Kim Ho-jung
Corea del Sud, 2024, 106′

Dopo aver subito ritardi per via della pandemia di COVID-19 esce su Netflix il noir Bogota: City of the Lost
Kim Seong-je, alla sua seconda regia dopo Minority Opinion dirige una crime story di sicuro piena di colpi di scena (prevedibili o meno). Tuttavia si notano imperfezioni dovute sicuramente alla travagliata gestazione che rendono la visione poco avvincente. A soffrirne è sicuramente la costruzione del protagonista, dall’oggi al domani a capo di un impero e pieno di risorse inaspettate che rendono il suo personaggio poco empatico e il finale anonimo. Anche se, a dire il vero, è solo grazie alle sue mosse imprevedibili che si riesce a infondere verve a una scrittura altrimenti monotona e priva di guizzi.
Curioso che si ambienti in Colombia un traffico di indumenti, evitando invece come la peste il tabù tutto coreano sulla droga (sintomatico il rifiuto di Kook-hee al solo nominarla). Mentre non mancano i riferimenti, anche eccessivi, a una criminalità non solo organizzata e parastatale, ma soprattutto insita nella quotidianità del paese sudamericano.
E comunque, questa è tutt’altro che moralmente antagonista. Tanto che pare addirittura giustificabile la reazione di Alejandro. In fondo è vero che i coreani sfruttano le loro merci d’importazione per travasare soldi dalla Colombia alla Corea. Seppur in realtà il contrabbandiere colombiano corrompe il doganiere per meri interessi personali.


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