


In Virus, Ok Taek‑seon (Bae Doona) è una traduttrice apatica e senza entusiasmo. Dopo un disastroso appuntamento al buio con Su‑pil (Son Sukku), un timido ricercatore che le propone di sposarla al primo incontro, la vita di Taek‑seon cambia improvvisamente. Infatti sorride senza motivo, indossa vestiti vistosi e ci prova con un ex compagno di studi, Yeon‑woo (Chang Kiha). Ma dietro questo cambiamento c’è un virus letale. Lee Gyun (Kim Yun-seok), l’unico ricercatore in grado di sviluppare un vaccino, cerca di aiutarla. Taek‑seon allora capisce che quei sintomi apparentemente romantici sono conseguenza di un contagio mortale.

Titolo Originale
바이러스 (ba-i-reo-seu)
Genere
Commedia
Regia e Sceneggiatura
Kang Yi-kwan
Interpreti
Kim Yun-seok, Bae Doona, Chang Kiha, Son Sukku, Moon Sung-keun, Kim Hee-won, Oh Hyun-kyung, Min Jin-woong, Yeom Hye-ran, Moon Sun-yong, Kwak Jin
Corea del Sud, 2025, 98′

Virus è un tentativo poco convincente di unire la commedia romantica al tema pandemico con un cast sprecato.
Eppure Bae Doona interpreta alla perfezione un personaggio autoironico che ricorda molto da vicino quello degli esordi. A non funzionare più che altro è una sceneggiatura indecisa tra l’intrigo virologico e lo pseudo-fantasy romantico. Il dover edulcorare per motivi di coerenza narrativa gli effetti dell’esposizione al virus, rende innocuo il rischio e poco strambe le conseguenze. Con il risultato che Virus non riesce ad appassionare in nessuno dei due generi.
A ciò c’è da aggiungere un Son Sukku relegato in un banale cameo e Yeom Hye-ran (dall’alto potenzionale comico) ridotta a una semplice caratterista. Mentre Kim Yun-seok fa il suo, senza particolari guizzi. Questi ultimi mancano anche a un film che, oltre a perdersi nella commistione indecisa tra i generi, indugia troppo in azioni senza scrupoli che coinvolgono un’azienda faramaceutica senza che poi questa subisca particolari conseguenze, al di là di semplici scuse.
E anche il risvolto romantico tra i due protagonisti non convince, per il poco coinvolgimento dell’uno e per l’improbabile cambio di atteggiamento (alla fine rispetto all’inizio, non al periodo del contagio) dell’altra.


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