


In No Other Choice Yoo Man-soo (Lee Byung-hun) sembra avere tutto dalla vita. Ha una bella moglie di nome Mi-ri (Son Ye-jin), due figli, Si-won (Kim Woo-seung) e Ri-won (Choi So-yool), e due cani. Insieme vivono in una loro villa acquistata grazie al lavoro del capofamiglia, supervisore in un’azienda cartaria. Purtroppo però, i nuovi proprietari americani licenziano tutti gli operai, incluso Man-soo. Per lui restano solo lavoretti part-time che non bastano a evitargli dolorose rinunce, come quella ai suoi due cani.
Al fine di non perdere la casa, Man-soo cerca di riottenere il suo vecchio impiego presso un’altra azienda cartaria. Tuttavia vi sono candidati con un curriculum più invitante del suo, e per riuscire a farsi assumere cerca di eliminarli fisicamente.

Titolo Originale
어쩔수가없다 (eo-jjeol-su-ga-eobs-da)
Genere
Black Comedy, Thriller
Regia
Park Chan-wook
Sceneggiatura
Don McKellar, Lee Ja-hye, Lee Kyoung-mi, Park Chan-wook
Interpreti
Lee Byung-hun, Son Ye-jin, Park Hee-soon, Lee Sung-min, Yeom Hye-ran, Cha Seung-won, Yoo Yeon-seok, Lee Jin-kyul, Kim Hae-sook, Kim Woo-seung, Choi So-yool, Oh Dal-soo
Corea del Sud, 2024, 139′

Con No Other Choice Park Chan-wook riesce a tradurre, con mirabile efficacia, lo spietato cinismo dell’età contemporanea, attraverso un umorismo grottesco che, lungi dall’attenuarlo, ne amplifica il disincanto
Era il 1961 quando Yoo Hyun-mok diede alla luce The Aimless Bullet, un capolavoro di melodrammatica disperazione in cui un padre di famiglia veniva sopraffatto da una tragedia economica e familiare, effetto degli strascichi del dopoguerra. Un dolore, quello provato dal protagonista, che finiva col somatizzarsi in una carie non curata per poter provvedere al sostentamento della propria famiglia.
Anche 63 anni dopo, in No Other Choice, Man-soo trascura una carie perché assillato da spese familiari più pressanti. Tuttavia, entrambi i protagonisti dei due film finiscono con l’eradicare il molare malato. Ma mentre il primo continua a soffrire senza posa, il secondo, coadiuvato dall’alcol, se lo toglie da solo in una scena grottesca e umoristica.
Un umorismo costante ed efficace, merito sì di una regia ingegnosa e incalzante (pur con qualche ellissi di troppo nella sceneggiatura e nel montaggio), ma soprattutto di un cast eccezionale in stato di grazia. A parte star conclamate come Lee Byung-hun, Son Ye-jin e Park Hee-soon (forse nei loro ruoli migliori perché autoironici), il film pullula di finti caratteristi, ormai interpreti affermati, come Lee Sung-min e Yeom Hye-ran.
Tutti i personaggi concorrono a rendere sopportabile l’esecrabile, a sovvertire i codici etici in favore di un’aderenza a ciò che la società non vuole ammettere di essere diventata.
A partire dalla moglie, che è disposta a tradire il marito non certo per piacere personale, ma per salvare il figlio. E sempre lei non desiste mai dal supportare il consorte, anche quando la morale comune presupporrebbe l’opposto. Perfino il figlio vende telefoni rubati per aiutare i genitori, altro che il consueto giovane viziato! È dunque la salvaguardia della famiglia la stella polare in No Other Choice, come la è in Another Year di Mike Leigh tramite l’allegoria dell’orto.
In un mondo globalizzato, in cui l’industria alienante soppianta l’artigianato identitario (vedere cos’è la carta per i coreani in Hanji di Im Kwon-taek), in cui multinazionali statunitensi rilevano aziende locali per delocalizzarle e tagliare esuberi, in cui l’intelligenza artificiale e i progressi tecnologici erodono sempre più posti di lavoro, l’unico modo per resistere è sopravvivere a danno dei propri simili, come in uno Squid Game dove la posta in gioco è il mantenimento della propria posizione sociale. E Man-soo agisce di conseguenza.
Ma trattasi appunto di resistenza, non di vittoria. Prima o poi anche lui verrà soppiantato dagli automi. E la fine dell’autunno, con le sue piogge scroscianti, anziché purificare, insudicia la magione degli orrori e dei compromessi, che solo durante la fine dell’estate appare simile (badare bene, solo esteriormente) alla villa di Parasite (con cui No Other Choice ha molto in comune). Se non fosse che ad abitarla è un ceto medio che cerca di sussistere, non due classi sociali agli antipodi.


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