


In Husbands in Action Hwang Choong-sik (Jin Sun-kyu) è un detective della narcotici. È divorziato da Si-nae (Kang Han-na), che ora sta con Lee Min-seok (Gong Myung), un veterinario appassionato di sport estremi. I due uomini si detestano, soprattutto per gelosia nei confronti della figlia di Choong-sik, Yeon-joo (Oh Eun-seo).
Anni prima Choong-sik aveva arrestato Kim Yong-gang (Yoon Kyung-ho), un boss della droga vecchio stile. Mentre Yong-gang era in carcere, il suo territorio a Incheon è passato nelle mani di Ma Do-joon (Kim Ji-suk). Quest’ultimo è un narcotrafficante più moderno che, insieme alla moglie Hye-ran (Lee Da-hee), vende droga online senza pusher. Nasconde la merce in giro per la città e, usando un sistema di chat e intelligenza artificiale, massimizza gli introiti.
Quando Yong-gang esce di prigione, va a cercare Do-joon per proporgli un’alleanza: unire il suo stile criminale tradizionale all’organizzazione moderna del rivale per conquistare tutto il mercato della droga. Ma Do-joon non lo prende sul serio, nemmeno sa chi sia, e lo fa cacciare. Subito dopo, Choong-sik fa irruzione nel covo di Do-joon e lo arresta, anche se nello scontro colpisce per errore con il taser una dipendente innocente. L’episodio finisce sui notiziari grazie alla giornalista Jo Ah-ra (Jeon So-min), che lo dipinge come un poliziotto violento, anche se in realtà tra i due c’è un flirt e lei ha dovuto fare quel servizio solo per lavoro.
La situazione precipita quando Hye-ran rapisce Si-nae e Yeon-joo per costringere Choong-sik a liberare suo marito prima che entri in tribunale.
Choong-sik ha solo poche ore di tempo. Min-seok si offre di aiutarlo, e i due iniziano una collaborazione forzata, piena di tensioni generazionali e momenti comici. Il piano per liberare Do-joon prevede un finto incidente stradale provocato da Min-seok. Il piano fallisce, ma un’altra auto, guidata da Yong-gang, si schianta davvero, creando comunque la confusione necessaria per far scappare Do-joon con Choong-sik e Min-seok. La polizia, ignara di tutto, interpreta l’accaduto come uno scontro tra bande rivali, e inizia a sospettare che Choong-sik sia stato ricattato.
Oltre a Do-joon, Choong-sik e Min-seok devono recuperare e consegnare a Hye-ran anche Nabi, una scheda di elaborazione grafica basata su intelligenza artificiale che vale cento miliardi di won, ubicata nell’edificio di Do-joon, messo sotto sequestro. Yong-gang li spia e li segue per impossessarsene.

Titolo Originale
남편들 (nam-pyeon-deul)
Genere
Commedia, Azione, Poliziesco
Regia
Park Gyoo-tae
Sceneggiatura
Kim Jong-hyun, Park Gyoo-tae
Interpreti
Jin Sun-kyu, Gong Myung, Kim Ji-suk, Yoon Kyung-ho, Kang Han-na, Lee Da-hee, Jeon So-min, Kim Do-gyeong, Oh Eun-seo
Corea del Sud, 2026, 107′

Dopo 6/45 il regista Park Gyoo-tae torna su Netflix con Husbands in Action, una nuova commedia che intrattiene ma non troppo
A differenza del suo predecessore, che riusciva a costruire una comicità efficace attorno a una premessa semplice ma brillante, Husbands in Action appare meno ispirato e, conseguentemente, meno divertente. Non mancano di certo espedienti comici originali o situazioni potenzialmente esilaranti. Ma raramente vengono sviluppati fino in fondo con la convinzione necessaria per lasciare davvero il segno.
Emblematico è il dialogo telefonico tra il capo della polizia e Hwang Choong-sik, che richiama vagamente quello finale tra Ted Striker e Rex Kramer ne L’aereo più pazzo del mondo. Il problema non è tanto la volontaria o involontaria citazione, quanto il fatto che la scena non venga mai spinta abbastanza oltre da raggiungere la stessa escalation assurda che rendeva memorabile il modello di riferimento.
Stesso discorso per la continua storpiatura del nome di Yong-gang, che finisce col diventare stucchevolmente ripetitiva e sa di già visto. Come già visto è il recupero di Do-joon ferito, con Min-seok che continua a esortarlo a non perdere conoscenza mentre Choong-sik, nel tentativo di aiutarlo, gli fa sbattere ripetutamente la testa contro una parete rocciosa. O ancora la gag dei sacchetti di plastica strappati tramite un piede maleodorante infilato in bocca, che strappa giusto un sorriso.
Ancora più discutibile sul piano della comicità risulta il personaggio di Kim Yong-gang.
I misteriosi tatuaggi che porta sulla schiena, costituiti da formule chimiche e matematiche, sembrano introdotti esclusivamente per giustificare una scena in cui uno dei suoi sottoposti tenta di copiarli con una calligrafia degna di uno scolaro delle elementari. Una trovata che appare scollegata dal resto della narrazione e che non produce effetti né sul piano comico né su quello narrativo.
Discorso diverso meritano invece le sequenze d’azione, dove Park Gyoo-tae sembra trovarsi decisamente più a suo agio. Qui la comicità nasce dall’interazione tra personaggi e situazioni piuttosto che dalla semplice battuta. È il caso della lunga sequenza automobilistica in cui gli uomini di Yong-gang rimangono progressivamente ammaliati dalle imprese al volante di Min-seok.
Particolarmente riuscito è il personaggio del corpulento scagnozzo soprannominato ironicamente Rambo che, anziché tentare di speronare l’auto avversaria, si limita a suonare il clacson come per chiedere cortesemente strada. Una comicità che si ripete anche più tardi, quando i mariti e le mogli stendono gli uomini di Yong-gang a suon di pesci surgelati, come nella migliore tradizione degli action slapstick hongkonghesi.
Se la componente slapstick riesce almeno a strappare qualche risata, la scrittura non sopperisce adeguatamente alla penuria comica. Kim Jong-hyun e Park Gyoo-tae confezionano una sceneggiatura estremamente lineare, priva di particolari guizzi e incapace di sfruttare appieno le potenzialità della premessa. Persino l’idea più interessante del film, quella di presentare Ma Do-joon e sua moglie Hye-ran come criminali non completamente negativi, rimane soltanto accennata. I due personaggi oscillano continuamente tra antagonisti e figure quasi simpatetiche, senza che la sceneggiatura approfondisca realmente tale ambiguità morale.
Tematicamente Husbands in Action si sviluppa attorno a due concetti differenti che finiscono per convergere nella medesima riflessione: la necessità di adattarsi ai cambiamenti.
Da una parte troviamo Hwang Choong-sik e il suo percorso di accettazione della famiglia allargata. Un percorso non particolarmente accidentato, né approfondito, ma comunque presente. Il detective comprende gradualmente che il proprio desiderio non è riconquistare la moglie, bensì accettare la felicità che lei ha trovato accanto a un altro uomo.
È significativo che il film trovi la propria sintesi nella frase pronunciata da Min-seok nel finale, quando afferma che una famiglia non significa semplicemente vivere sotto lo stesso tetto, ma anche guardarsi e sorridersi. Una definizione semplice ma efficace, che permette a Yeon-joo di non sentirsi divisa tra due figure paterne rivali, bensì doppiamente amata.
Dall’altra parte troviamo Kim Yong-gang, che rappresenta invece l’incapacità di maturare e di stare al passo con i tempi. Non è un caso che sia proprio lui il villain della storia. Yong-gang vive ancorato a una concezione antiquata del potere criminale e rifiuta qualsiasi forma di cambiamento. I suoi stessi uomini lo accusano apertamente di non sapersi aggiornare.
Il denaro e l’intelligenza artificiale Nabi diventano così elementi secondari rispetto alla vera motivazione che lo guida. Yong-gang non desidera tanto arricchirsi, quanto recuperare lo status e il rispetto perduti durante gli anni trascorsi in carcere. Persino la sua ossessione per Ma Do-joon nasce più dall’orgoglio ferito che da una reale rivalità economica. In questo senso il personaggio finisce per rappresentare una figura quasi tragica, un uomo incapace di comprendere che il mondo è andato avanti senza di lui.
Per quanto riguarda il cast, è curioso notare come Jin Sun-kyu e Yoon Kyung-ho abbiano accettato di trasformare il proprio aspetto fisico in oggetto di ironia.
Gli insulti reciproci, con il primo che dà del maiale al secondo e il secondo che risponde definendolo una scimmia, funzionano proprio perché gli attori sembrano divertirsi a giocare con le proprie fisionomie.
Jin Sun-kyu si conferma come il vero mattatore di Husbands in Action. Dopo Extreme Job ritrova Gong Myung, ma questa volta il divario tra i due interpreti appare più evidente. Sun-kyu domina ogni sequenza grazie a una presenza scenica naturale e a un perfetto senso del tempo comico. Gong Myung, al contrario, sembra spesso un pesce fuor d’acqua. Il suo Min-seok oscilla continuamente tra il gentiluomo premuroso e l’avventuriero spericolato senza che le due anime riescano davvero a fondersi. Molte delle sue gag si basano su comportamenti volutamente assurdi, come il progressivo avvicinamento al mondo canino che dovrebbe caratterizzarlo come veterinario, ma che non produce risultati memorabili.
Non va meglio ai personaggi femminili, relegati quasi sempre a ruoli di supporto. Hye-ran possiede almeno una certa centralità narrativa, mentre Si-nae resta principalmente la madre di una figlia, questa sì, da contendere. Ancora più deludente è Jo Ah-ra. Introdotta come una giornalista combattuta tra carriera e amore agli antipodi, sembra inizialmente destinata a occupare una posizione più complessa all’interno della vicenda. Tuttavia la sceneggiatura abbandona rapidamente questo conflitto e il personaggio finisce per trasformarsi nell’ennesima figura accessoria, ridotta sostanzialmente al ruolo di aspirante matrigna.
Il cameo finale di Lim Yoona, nei panni della moglie di Yong-gang, apre forse la strada ad un possibile sequel, anche se si fatica a giustificarne il motivo. Non foss’altro per una chimica inespressa tra Jin Sun-kyu e soprattuto Gong Myung.
Husbands in Action resta quindi una commedia d’azione modesta, capace di alternare qualche buona intuizione a numerosi momenti interlocutori.
Un film che possiede idee interessanti ma che raramente trova il coraggio di svilupparle fino alle estreme conseguenze. Divertente a tratti, simpatico quasi sempre, ma incapace di lasciare un’impressione duratura come aveva fatto il ben più riuscito 6/45.


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