


In The Ghost Station, Na-yeong (Kim Bo-ra), reporter del tabloid Daily Modu, ottiene dal suo amico Woo-won (Kim Jae-hyun) una dritta su un caso misterioso. Ovvero, che nella stazione di Oksu un uomo si è suicidato facendosi travolgere da un treno della metropolitana. Il mistero sta nel fatto che dopo l’incidente, il conducente del treno, il coroner e altri individui manifestano dei graffi sul corpo. Inoltre sono perseguitati dai fantasmi di bambini contrassegnati da un numero.
Indagando, Na-yeong scopre che la stazione fu costruita sulle macerie di un orfanotrofio, demolito per coprire atti esecrabili nei confronti di bambini che ora sfogano il loro rancore.

Titolo Originale
옥수역 귀신 (ok-su-yeok gwi-sin)
Genere
Horror
Regia
Jeong Yong-ki
Sceneggiatura
Hiroshi Takahashi, Lee So-yeong
Interpreti
Kim Bo-ra, Kim Jae-hyun, Shin So-yul, Oh Jin-seok-I, Kim Kang-il, Kim Soo-jin-IV, Park Jae-han, Kim Kwang-hyun, Kim Na-yoon-I, Kim Kyun-ha, Kim Eun-min, Yoo Chae-ryun, Han Hee-taek
Corea del Sud, 2021, 80′

Scritto da Hiroshi Takahashi e drammatizzato da Kōji Shiraishi, The Ghost STATION riprende i topoi del j-horror frullandoli in un film senza personalità.
Dal pozzo alla maledizione che si trasferisce tramite scelte sofferte, si risale facilmente a Ringu. Mentre i fantasmi dei bambini, che provano un rancore irrefrenabile, ricordano il protagonista di Ju-on. Tuttavia, The Ghost Station manca completamente del fascino dei suoi predecessori nipponici. Molto dipende sicuramente da una regia appiattita su jumpscare innocui e prevedibili, e un ritmo serrato che niente ha a che vedere con i tempi dilatati del cinema giapponese.
Il risultato è che non solo “non fa paura”, ma annoia tramite spiegoni utili solo a far quadrare la sceneggiatura, e non si azzarda a trasmettere nulla di originale. Perfino la sottile critica al giornalismo immorale da gossip, a caccia di visualizzazioni ad ogni costo, viene lasciata morire.
Per quanto poi i protagonisti trasferiscano la maledizione, dimostrando di non essere eroi puri e immacolati, restano comunque bidimensionali. Non vi sono insomma personaggi ambigui o complessi, che rendano labile il confine tra buoni e cattivi.
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